La Provincia Autonoma di Trento chiede l'abbattimento della metà degli orsi presenti
La Provincia Autonoma di Trento chiede l'abbattimento della metà degli orsi presenti - © René Cortin
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione

Il Trentino vuole abbattere metà degli orsi

All'indomani del drammatico episodio che ha visto perdere la vita a un uomo di 26 anni a causa dell'attacco da parte di un orso, la Provincia Autonoma di Trento chiede siano abbattuti metà degli orsi presenti per riportate la specie alle densità previste inizialmente dal progetto Life Ursus

Era solo questione di tempo. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le dinamiche gestionali legate alla presenza dei grandi carnivori in territori fortemente antropizzati era conscio del fatto che, presto o tardi, l'irreparabile sarebbe successo. L'orso fa l'orso, e l'uomo spesso fa l'uomo dimenticandosi che il primo non è l'animale conosciuto grazie ai racconti di Walt Disney, bensì il più grande carnivoro del continente europeo. Ora ci si trova a dover chiudere la stalla dopo che i buoi, o gli orsi sarebbe il caso di dire, sono scappati. Ed è così che la Provincia Autonoma di Trento (PAT) torna a gran voce a chiedere la possibilità di abbattere gli orsi. Posizione che, a onor del vero, l'ente guidato da Maurizio Fugatti ha da tempo.

La necessità dell'abbattimento dell'orso autore dell'aggressione mortale ai danni del runner ventiseienne è pacifica. Pure il WWF «tenuto conto della gravità dell'episodio e della dinamica (...) ritiene che vada applicato il protocollo previsto dal PACOBACE che contempla anche la rimozione dell'individuo». La PAT però alza la posta e annuncia che chiederà all'Ispra di procedere alla soppressione anche degli altri tre orsi ritenuti problematici (Mj5, Jj4 e M62) che vivono nell'area. Va anche detto che c'è il sospetto che l'autore dell'aggressione mortale possa addirittura essere uno di questi e la cosa rappresenterebbe, oltre che una pesante responsabilità per chi fino ad oggi ha vietato gli abbattimenti, un motivo in più per mettere in campo "azioni maggiormente incisive" a carico degli orsi problematici.

Fugatti ha addirittura dichiarato che «il progetto 'Life Ursus' con questi numeri non può durare». «Per troppo tempo - ha spiegato in presidente della PAT - ci si è preoccupati del benessere degli orsi, dimenticando la convivenza delle comunità con i grandi carnivori. Ora chiediamo alle autorità competenti che il percorso sia invertito. (...) Nei prossimi giorni verrà fatta richiesta di abbattimento di questi tre esemplari (gli orsi problematici, ndr). Abbiamo avuto già rassicurazioni da parte Ispra dell'accoglimento di queste richieste». Ma il massimo esponente della provincia autonoma è andato oltre definendo ormai acclarata la problematica dell'eccessivo numero di esemplari presenti in trentino rispetto alla sostenibilità del progetto e della convivenza tra uomo e orso. La posizione della PAT è chiara: riportare il progetto alle originarie previsioni dove gli esemplari sono in sovrannumero. Per raggiungere tale obiettivo Fugatti ha dichiarato che incontrerà, la prossima settimana, il ministro competente per ottenere la riduzione del progetto Life Ursus riportandolo alle previsioni iniziali.

Insomma, la "soluzione" richiesta prevederebbe l'abbattimento di circa la metà, o forse più, degli orsi presenti. Si stima infatti un numero di orsi attorno ai 100/120 esemplari a fronte di un progetto che inizialmente prevedeva una popolazione di una cinquantina di individui. Posizione che certamente farà discutere, ma che, visto quanto successo, sarà difficile avversare in maniera preconcetta. Qualcosa si smuoverà certamente anche se rammarica constatare che, come spesso accade, affinché accadesse ci si è dovuti trovare davanti a un episodio di estrema gravità quale la morte di una persona. Ora vedremo l'evoluzione dei fatti e se quanto accaduto avrà ripercussioni anche sugli altri temi urgenti oggi sul tavolo. In primis la gestione del lupo.

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