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La "battuta di caccia" era in realtà un'azione di controllo coordinata dalla polizia provinciale di Fermo - © Andrea dal Pian
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Interferisce con azioni di controllo del cinghiale e viene condannata

Aver interferito con operazioni di controllo del cinghiale condotte dalla polizia provinciale unitamente ad alcuni cacciatori è costato caro a una donna che è stata condannata per interruzione di pubblico servizio

Le operazioni di controllo della fauna selvatica, in particolar modo quelle sulla specie cinghiale in tempo di peste suina, sono a tutti gli effetti un pubblico servizio e la loro interruzione o il disturbo costituiscono un comportamento penalmente rilevate. Lo ha scoperto a proprie spese una donna residente in provincia di Fermo che, per aver interferito con una battuta di controllo coordinata dalla polizia provinciale, si è vista comminare una sanzione da 150 euro e una condanna penale. Ovviamente la donna, parecchio confusa sul quadro normativo e supportata guarda caso anche da alcune associazioni animaliste, sostiene di non aver messo in atto nessun comportamento inadatto e definisce le operazioni di controllo ingiustificate.

"Pensavo di essere a rischio ho filmato la situazione col mio telefonino ma non ho fatto altro - ha raccontato la donna al Resto del Carlino - Pensavo comunque che la cosa fosse finita così, invece dopo qualche mese mi è arrivato un decreto di condanna della Procura della Repubblica di Fermo dove vengo accusata di aver interrotto un pubblico servizio. Ho pagato la multa, anche se ancora non ho capito bene il motivo, ma la condanna penale mi pesa molto e quello che mi dispiace è che non si possa nemmeno protestare dentro casa propria per far valere le proprie ragioni, in una situazione che mi sembrava del tutto pericolosa per me e per gli altri, senza fondata giustificazione e soprattutto senza le necessarie informazioni per noi che ci siano trovati comunque coinvolti". A dispetto di quanto affermato, però, evidentemente la donna, che deve essere necessariamente stata identificata da un agente di polizia giudiziaria in quella circostanza, è andata ben al di là del filmare e scattare fotografie, condotta già di per sè potenzialmente penalmente rilevante, ed è stata deferita all'autorità giudiziaria che ha emesso il decreto di condanna.

Da sempre i cacciatori sono ben attenti a non mettere in pratica condotte che potrebbero avere ripercussioni sulla propria fedina penale. Visti gli ultimi risvolti, è il caso che inizino a porvi attenzione anche certi detrattori di attività venatoria et similia.

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