Una sentenza del Consiglio di Stato ha ricompreso i motivi etici tra quelli per i quali è possibile chiedere l'esclusione di un terreno privato dalla pratica venatoria, ma ha ribadito la prevalenza della pianificazione faunistico venatoria sugli interessi privati
Una sentenza del Consiglio di Stato ha ricompreso i motivi etici tra quelli per i quali è possibile chiedere l'esclusione di un terreno privato dalla pratica venatoria, ma ha ribadito la prevalenza della pianificazione faunistico venatoria sugli interessi privati - © Dietmar Rabich
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di Redazione

Divieto di caccia per motivi etici, la Cabina di Regia fa chiarezza

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sull'istituzione del divieto di caccia sui terreni privati per ragion etiche, è arrivata la puntualizzazione della Cabina di Regia del mondo venatorio

La Cabina di Regia del mondo venatorio, il coordinamento tra le associazioni venatorie riconosciute, Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia e il CNCN - Comitato Nazionale Caccia e Natura, è intervenuta in merito alla sentenza del Consiglio di Stato che si era espresso favorevolmente nei confronti di una cittadina emiliano-romagnola che che aveva chiesto che la caccia fosse vietata sui propri terreni per ragioni eriche personali.

La Cabina di Regia ha voluto stigmatizzare i trionfalismi e la retorica delle associazioni animaliste e ha definito "non corrette e fuorvianti" e "atte a influenzare l'opinione pubblica" le interpretazioni della sentenza comparse sugli organi di informazione nei giorni scorsi. La pronuncia - si legge nel comunicato diffuso - non introduce alcun diritto automatico di sottrazione dei terreni all'attività venatoria, ma si inserisce nel solco dei consolidati principi del diritto amministrativo, confermando il ruolo centrale della pianificazione pubblica nella gestione della fauna selvatica e del territorio.

Come peraltro evidenziato nel nostro precedente articolo, la sentenza costituisce la mera conferma della possibilità per il proprietario di un terreno di richiedere l'esclusione del proprio fondo dalla pratica venatoria e afferma che a giustificazione della richiesta possono essere addotte le convinzioni etiche e morali del richiedente. Al contempo però, i giudici hanno ribadito che tale richiesta può essere accolta solo a condizione che non interferisca con la pianificazione faunistico-venatoria e che in caso di diniego le Regioni sono tenute a motivare puntualmente la scelta.


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