
di Redazione
In Toscana non c'è pace per il colombaccio
Dopo il mondo venatorio, sul controllo della specie interviene anche Cia-Agricoltori italiani che dipinge colombacci e non solo come una piaga di biblica memoria
In Toscana non c'è pace per il colombaccio. Nei giorni scorsi avevamo dato notizia della preoccupazione di Federcaccia-UCT, ANUU Migratoristi ed Enalcaccia per l'inserimento del colombaccio nel Piano straordinario di controllo e della susseguente polemica interna al mondo venatorio. Ora sul tema interviene pure Cia-Agricoltori Italiani che denuncia una "situazione insostenibile per gli agricoltori" a causa dei danni arrecati dalla specie e per questo chiede l'immediato inserimento del colombaccio tra le specie oggetto di controllo faunistico.
L'associazione agricola ha fatto sapere di aver indirizzato una lettera al presidente Giani, all'assessore Marras e agli uffici regionali chiedendo una celere risposta al problema che si trascinerebbe da anni. Nel comunicato diffuso Cia definisce i danni "enormi" arrivando ad affermare che ogni "attacco", questo il termine utilizzato, condotto da un gruppo di colombacci causa la perdita immediata di almeno 12 chilogrammi di granella al giorno con la possibilità che i danni arrivino al 60% della produzione totale e lamentando l'azzeramento dei guadagni per i poveri agricoltori.
Non sono solo i colombacci però a scatenare le ire degli agricoltori. Dalla lettura del comunicato si apprende infatti che gli istituti faunistici pubblici (ZRV/ZRC) sarebbero ricolmi di fagiani, definiti "in esubero", e per questo, tra gli altri interventi chiesti alla Regione, l'associazione arriva addirittura a chiedere una verifica ispettiva sull'operato e sulla gestione messa in campo dagli ATC.
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