
di Redazione
Comitato Faunistico-Venatorio, via libera dalla Corte costituzionale
La Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Consiglio di Stato sulla norma che aveva consentito la ricostituzione del Comitato
La Corte Costituzionale ha messo un punto importante nella vicenda giudiziaria che negli ultimi anni ha interessato il Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale (CTFVN). Con la sentenza n. 155 del 29 settembre 2026, la Consulta ha infatti dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato sulla sua ricostituzione. La norma aveva attribuito al ministro dell'Agricoltura la possibilità di procedere, attraverso un proprio decreto, alla ricognizione e alla revisione della composizione degli organismi operanti presso il Ministero. Il contenzioso era nato dal ricorso di ARCI Caccia contro il MASAF, dopo la ricostituzione del CTFVN e la mancata presenza dell'associazione nella composizione individuata nel 2023.
Il punto centrale della pronuncia riguarda il presupposto giuridico dal quale era partito il Consiglio di Stato. Secondo la Corte, infatti, le questioni relative alla presunta delegificazione non possono essere accolte perché l'articolo 8 della legge 157/1992, che disciplinava originariamente il Comitato, era già stato implicitamente superato prima dell'intervento della legge di Bilancio 2023. La Consulta ha quindi ritenuto inammissibili le censure che contestavano il potere attribuito al ministro, senza entrare nel merito di una presunta violazione dei criteri di rappresentatività delle associazioni venatorie. La sentenza chiude così il procedimento costituzionale legato alla precedente composizione del Comitato, mentre restano sullo sfondo le questioni che hanno accompagnato la sua ricostituzione e il relativo contenzioso amministrativo.
Nel frattempo, però, il quadro normativo del CTFVN è destinato a cambiare. Il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144 ha infatti previsto la sostituzione dell'articolo 8 della legge 157/1992, istituendo un nuovo Comitato composto da 18 membri, contro i 41 previsti dalla disciplina originaria. La nuova struttura comprende rappresentanti dei ministeri competenti, delle Regioni, delle Province, dell'ISPRA, delle associazioni venatorie maggiormente rappresentative, del mondo agricolo, delle associazioni ambientaliste e di diversi organismi scientifici e del settore. La stessa norma stabilisce inoltre la cessazione del precedente Comitato dalla data di entrata in vigore del decreto. La sentenza della Consulta si inserisce quindi in una fase di profonda riorganizzazione dell'organo consultivo nazionale, con il nuovo assetto destinato a diventare il riferimento per i pareri e le attività consultive previste dalla legge sulla protezione della fauna selvatica e sull'attività venatoria.
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