Il blackbuck è noto in italiano come antilope cervicapra. il nome scientifico cervicapra significa letteralmente
Il blackbuck è noto in italiano come antilope cervicapra. il nome scientifico cervicapra significa letteralmente "cervo-capra" (cervus + capra), un riferimento all'aspetto dell'animale, che combina caratteristiche ritenute intermedie tra i cervidi e le capre, pur appartenendo in realtà ai bovidi - © Selena Barr
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ARGENTINA - Blackbuck: storia del successo di un'antilope indiana

Importata in Argentina agli inizi del Novecento, l'antilope cervicapra è oggi una delle storie di successo più sorprendenti della fauna introdotta. Un reportage dalle pampas racconta una caccia impegnativa in un contesto dove conservazione, gestione del territorio e tradizione venatoria convivono in equilibrio

Alba sulle pampas della provincia di Buenos Aires. La prateria sembra muoversi. Se si osserva abbastanza a lungo quella luce dorata e radente, la ragione del successo del blackbuck (Antilope cervicapra) in Sud America si scrive da sola all'orizzonte: branco dopo branco le antilopi si riversano negli spazi aperti, più animali in una sola mattinata di osservazione di quanti ne sopravvivano in molte riserve della loro India d'origine. La specie fu introdotta in Argentina negli anni Venti del Novecento - alcune fonti fanno risalire i primi rilasci addirittura alla fine dell'Ottocento - e si adattò al nuovo ambiente come pochi altri animali introdotti abbiano mai fatto. Questi non sono animali confinati in un parco dietro una recinzione. Sono selvatici, vivono in libertà, si sostengono autonomamente e hanno fatto delle pampas la loro casa.

Los Crestones è una testimonianza dell'ospitalità argentina – un'estancia del XIX secolo restaurata con standard cinque stelle. Situata a Castelli, provincia di Buenos Aires
Los Crestones è una testimonianza dell'ospitalità argentina – un'estancia del XIX secolo restaurata con standard cinque stelle. Situata a Castelli, provincia di Buenos Aires - © Selena Barr

Il Los Crestones Lodge, gestito dalla rinomata organizzazione David Denies, si trova proprio al centro di questa realtà. Le concessioni di caccia distano circa quarantacinque minuti dal lodge e comprendono diversi dei siti originari di rilascio; secondo le guide, si caccia entro un raggio di circa dieci chilometri da quello che può essere considerato l'epicentro stesso dell'introduzione del blackbuck in Argentina. I numeri confermavano pienamente questa impressione. Nel corso della giornata osserviamo migliaia di animali, riuniti in branchi di ogni classe d'età, in perfetta forma e del tutto tranquilli, con la testa immersa nell'erba e completamente a proprio agio nel loro ambiente.

Dal subcontinente indiano alle pampas

Il passaggio del blackbuck (noto in italiano come antilope cervicapra per le sue caratteristiche ritenute intermedie tra i cervidi e i bovidi, ndt) da un continente all'altro rappresenta una storia di conservazione con un risvolto insolito. L'Argentina si è dimostrata un habitat perfetto per questa specie, soprattutto perché in gran parte del suo nuovo areale il blackbuck non ha predatori naturali in grado di contenerne la popolazione. Da un modesto nucleo iniziale sono nati grandi branchi che oggi si estendono attraverso le fertili campagne a sud di Buenos Aires. Il contrasto con la terra d'origine difficilmente potrebbe essere più marcato. In India e Pakistan il blackbuck deve affrontare la perdita dell'habitat e la crescente pressione umana, oltre a godere della massima tutela prevista dalla legge: inserito nello Schedule I del Wildlife (Protection) Act indiano, beneficia del più elevato livello di protezione previsto dalla normativa e non può essere cacciato in nessuna parte del Paese, salvo nei casi in cui rappresenti un pericolo per la vita umana. Così, mentre nel suo areale originario l'animale è rigidamente protetto e confinato, in Argentina prospera; ed è proprio questa abbondanza, gestita e prelevata in maniera controllata, a conferire alla caccia sostenibile un ruolo nel futuro della specie.

La difficoltà della caccia al blackbuck è data dalla vista acuta e dalla circospezione del selvatico. Un movimento imprudente, un improvviso cambio del vento, un profilo sbagliato contro la linea dell'orizzonte: qualunque di queste cose basta a far fuggire l'intero branco in un unico, fluido movimento
La difficoltà della caccia al blackbuck è data dalla vista acuta e dalla circospezione del selvatico. Un movimento imprudente, un improvviso cambio del vento, un profilo sbagliato contro la linea dell'orizzonte: qualunque di queste cose basta a far fuggire l'intero branco in un unico, fluido movimento - © Selena Barr

Il blackbuck è un animale tipico delle pianure aperte e dei boschi radi, dove forma branchi composti da cinque fino a cinquanta individui guidati da un maschio dominante. È inoltre straordinariamente veloce: sono state registrate velocità superiori agli 80 km/h, caratteristica che rende un vecchio maschio una preda tutt'altro che semplice negli ambienti aperti. È prevalentemente un pascolatore, evita le foreste, necessita quotidianamente di acqua ed è disposto a percorrere lunghe distanze per trovare sia l'acqua sia il foraggio. I maschi pesano circa 38 chilogrammi, portano le caratteristiche corna spiralate e il mantello nero lucido da cui la specie prende il nome, distinguendosi nettamente dalle femmine, più piccole e di colore fulvo. Individuare il maschio giusto raramente rappresenta il problema. Raggiungerlo è tutta un'altra storia.

A caccia negli spazi aperti

La nostra giornata sul terreno ruota interamente attorno alla straordinaria diffidenza dell'animale. Il blackbuck si affida soprattutto alla vista e interpreta gli spazi aperti con un livello di attenzione che sfiora l'inquietante. Un movimento imprudente, un improvviso cambio del vento, un profilo sbagliato contro la linea dell'orizzonte: qualunque di queste cose basta a far fuggire l'intero branco in un unico, fluido movimento. Perfino a 350 metri non tollerano la minima irregolarità. Mi ricorda la caccia ai grandi branchi di daini nelle colline aperte del Berkshire, dove è il terreno stesso a tradirti molto prima che siano i cervidi ad accorgersi della tua presenza.

Il metodo adottato è quello dello spot and stalk: il terreno aperto permette di osservare i branchi da grande distanza e pianificare l'avvicinamento. Come osserva la guida, Sebastián Casado, trovare i blackbuck non è affatto difficile, la vera arte consiste nell'arrivare a distanza di tiro dal maschio da prelevare
Il metodo adottato è quello dello spot and stalk: il terreno aperto permette di osservare i branchi da grande distanza e pianificare l'avvicinamento. Come osserva la guida, Sebastián Casado, trovare i blackbuck non è affatto difficile, la vera arte consiste nell'arrivare a distanza di tiro dal maschio da prelevare - © Selena Barr

Il metodo adottato a Los Crestones è quello dello spot and stalk: il terreno aperto permette di osservare i branchi da grande distanza e pianificare l'avvicinamento prima ancora di muovere un passo nella direzione sbagliata. Come osserva la nostra guida, Sebastián Casado, trovare i blackbuck non è affatto difficile quando se ne contano migliaia; la vera arte consiste arrivare a distanza di tiro da un vecchio maschio.

Trascorriamo ore passando da un branco all'altro, con vento e sole spesso sfavorevoli per buona parte della mattinata, mentre la velocità degli animali fa sì che un branco in allarme diventi semplicemente un branco perduto. Il successo arriva, come spesso accade, grazie a un singolo animale che ha abbassato la guardia.

Individuiamo un maschio solitario che riposa nei pressi di un piccolo gruppo di alberi e riusciamo ad avvicinarci attraverso il boschetto fino a circa 120 metri. Il proiettile deve passare tra i tronchi e, quando l'animale si alza, intuendo che qualcosa non va, un unico proiettile ben piazzato lo abbatte sul posto.

Nel corso di una sola giornata è possibile osservare maschi con il palco ancora in velluto, altri con il palco completamente sviluppato e altri ancora che lo hanno appena perso, come se l'intero ciclo annuale della specie si svolgesse davanti ai nostri occhi. La stagione di caccia va da maggio a luglio, cioè durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero australe
Nel corso di una sola giornata è possibile osservare maschi con il palco ancora in velluto, altri con il palco completamente sviluppato e altri ancora che lo hanno appena perso, come se l'intero ciclo annuale della specie si svolgesse davanti ai nostri occhi. La stagione di caccia va da maggio a luglio, cioè durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero australe - © Selena Barr

Al Los Crestones hanno una visione molto pragmatica dell'attrezzatura, ben consapevoli di quanto sia complicato introdurre un'arma da fuoco in Argentina. La loro armeria è molto ben fornita e il fucile che ho utilizzato è, di per sé, un pezzo di grande pregio: una realizzazione custom costruita su un'azione originale Mauser 98 argentino modello 1909, ricamerata nel calibro 6,5×55 Swedish. La stessa che ho utilizzato per il cervo pomellato di cui ho già scritto. La cartuccia impiegata è la Hornady SST da 140 grani. È una mia preferita e ha fatto esattamente ciò che le è stato richiesto richiesto: traiettoria tesa, elevata velocità ed effetto risolutivo sul selvatico.

Il 6,5×55 Swedish ha conservato il proprio posto tra i grandi calibri da caccia per quasi un secolo, e a ragione. L'efficiente proiettile da 6,5 mm e il rinculo moderato lo rendono particolarmente adatto ai tiri più lunghi che l'ambiente del blackbuck può richiedere, pur rimanendo confortevole da utilizzare nelle posizioni di tiro con il bastone. Una buona guida completa il resto, e le guide qui sono autentici professionisti.

Sebastián, affiancato dal gaucho Raul, conosce gli spostamenti quotidiani di ogni branco, sa dove trovare gli animali in una determinata ora del giorno e come interpretare quei piccoli segnali che permettono di capire se un gruppo merita davvero un avvicinamento.

Un carniere vario

Ciò che rende il Los Crestones qualcosa di più di una destinazione dedicata a una sola specie è la varietà dell'offerta venatoria. Gli stessi terreni ospitano anche il cervo pomellato (Axis axis Erxleben), un'altra specie asiatica introdotta che ha prosperato in Argentina, e nel corso della stessa giornata abbiamo incontrato entrambe le specie: gli axis prediligono le aree boscate, mentre i blackbuck occupano i grandi spazi aperti. Gli axis sono animali imponenti, paragonabili a un grosso daino europeo, ma con il vantaggio di poter disporre di alimentazione durante tutto l'anno grazie al clima subtropicale.

L'organizzazione ha una visione molto pragmatica dell'attrezzatura, vista la difficoltà a introdurre un'arma da fuoco in Argentina. Simon ha cacciato con una carabina custom costruita su un'azione originale Mauser 98 argentino modello 1909, ricamerata nel calibro 6,5×55 Swedish
L'organizzazione ha una visione molto pragmatica dell'attrezzatura, vista la difficoltà a introdurre un'arma da fuoco in Argentina. Simon ha cacciato con una carabina custom costruita su un'azione originale Mauser 98 argentino modello 1909, ricamerata nel calibro 6,5×55 Swedish - © Selena Barr

Nel corso di una sola giornata ho osservato maschi con il palco ancora in velluto, altri con il palco completamente sviluppato e altri ancora che lo hanno appena perso, come se l'intero ciclo annuale della specie si svolgesse davanti ai nostri occhi. La stagione di caccia va da maggio a luglio, cioè durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero australe, quando gli animali si trovano nelle migliori condizioni e il clima è generalmente favorevole.

Con una capacità massima di otto cacciatori, l'organizzazione mantiene volutamente una dimensione raccolta, così da garantire la dovuta attenzione a ogni ospite. Per un blackbuck di livello trofeistico il lodge consiglia due o tre giornate complete di caccia; non perché gli animali siano rari, ma perché individuare un trofeo davvero eccezionale tra migliaia di esemplari richiede pazienza e la capacità di rinunciare a capi semplicemente buoni.

Un paesaggio produttivo

L'estensione della proprietà raggiunge i 15.000 ettari di terreno di grande qualità, in quella che le guide descrivono come la parte inferiore del bacino del fiume Salada, circa 200 chilometri a sud di Buenos Aires. Accanto ai blackbuck e agli axis vengono allevati migliaia di capi bovini: una dimostrazione concreta di come una proprietà ben gestita possa mantenere in equilibrio allevamento e fauna selvatica.

Questa antilope è originaria dell'India, dove vive la maggioranza degli esemplari, mentre è estinta in Bangladesh. In passato era ampiamente diffusa, ma oggi ne rimangono soltanto piccoli branchi sparsi, in gran parte confinati alle aree protette. Nel corso del XX secolo il numero di esemplari è crollato drasticamente a causa della caccia eccessiva, della deforestazione e del degrado ambientale; la specie è stata introdotta in Argentina e negli Stati Uniti
Questa antilope è originaria dell'India, dove vive la maggioranza degli esemplari, mentre è estinta in Bangladesh. In passato era ampiamente diffusa, ma oggi ne rimangono soltanto piccoli branchi sparsi, in gran parte confinati alle aree protette. Nel corso del XX secolo il numero di esemplari è crollato drasticamente a causa della caccia eccessiva, della deforestazione e del degrado ambientale; la specie è stata introdotta in Argentina e negli Stati Uniti - © Selena Barr

La ricchezza del luogo va ben oltre le specie cacciabili. Gli alberi risuonano del canto degli uccelli: anatre e parrocchetti, rapaci e gufi; ogni gaucho cavalca accompagnato da quattro o cinque Border Collie che lo seguono fedelmente. Raul, che lavora nel ranch da quasi quarant'anni, ne conosce ogni angolo. Tra un trasferimento e l'altro condivide il rito della yerba mate, il tè verde amaro sorseggiato da una zucca attraverso una cannuccia metallica e passato di mano in mano, come avviene in ogni ambiente sociale della campagna argentina.

L'unico predatore residente di una certa importanza è la volpe grigia, mentre occasionalmente qualche puma attraversa la proprietà senza però stabilirvisi in modo permanente - ed è, non a caso, dall'animale che la nazionale argentina di rugby prende il proprio soprannome. Questa quasi totale assenza di predatori spiega in larga misura l'impressionante abbondanza di selvaggina. Il territorio presenta comunque le proprie difficoltà. È pianeggiante e umido e le forti piogge cadute un paio di giorni prima del nostro arrivo - tanto intense da costringerci a posticipare il programma di una giornata - hanno trasformato le piste di accesso in autentiche piste di pattinaggio.

Logistica

Per chi sta valutando un viaggio in Argentina per la caccia al blackbuck, il Los Crestones offre il vantaggio di trovarsi a sole due ore di auto da Buenos Aires. Le difficoltà emergono quando si desidera combinare il soggiorno con altri lodge, perché l'Argentina è immensa e quasi tutti i collegamenti aerei interni fanno capo a Buenos Aires. Un volo commerciale da Córdoba a Salta può richiedere oltre sei ore, mentre un volo charter diretto impiega appena un'ora e quaranta minuti. È qui che entra in gioco Sundown Jet, offrendo voli diretti che eliminano gli scali, le code e le attese negli aeroporti. La flotta comprende Bombardier Learjet 45 e 40 per le tratte più lunghe, King Air turboelica per i collegamenti regionali e Cessna Caravan per raggiungere le piste più piccole vicino ai lodge più remoti.

Simon K. Barr, a sinistra, per muoversi sull'immenso territorio argentino ha approfittato dei servizi forniti da Sundown Jet, un vettore charter che fornisce collegamenti con tutte le principali aree di caccia
Simon K. Barr, a sinistra, per muoversi sull'immenso territorio argentino ha approfittato dei servizi forniti da Sundown Jet, un vettore charter che fornisce collegamenti con tutte le principali aree di caccia - © Selena Barr

I costi risultano più contenuti di quanto ci si potrebbe aspettare: un volo da Córdoba a Mendoza costa circa 6.000 dollari statunitensi per un massimo di quattro cacciatori e, dividendo la spesa, il costo individuale si avvicina a quello di un biglietto aereo commerciale di fascia alta, con il vantaggio di un servizio privato e diretto. I voli condivisi organizzati da Sundown Jet sulle rotte più frequentate, come Córdoba-Buenos Aires, insieme al programma empty legs (voli di riposizionamento), rendono questa soluzione ancora più accessibile. Per un gruppo di cacciatori che desidera spostarsi tra più lodge, il tempo risparmiato ripaga ampiamente il costo aggiuntivo, soprattutto se confrontato con il valore di una giornata in più trascorsa a caccia.

Oltre la sala dei trofei

Lo scopo di tutta questa organizzazione è permettere all'ospite di dedicarsi esclusivamente alla caccia, mentre tutto il resto viene gestito dal personale. E l'ospitalità lascia un ricordo tanto intenso quanto l'attività venatoria stessa. La cena significa asado, la celebre carne bovina argentina cotta sulla parrilla, mentre attorno al fuoco si ripercorrono gli avvicinamenti della giornata. Il dulce de leche compare ovunque, dalla colazione fino al dessert mentre il bar, incluso nel soggiorno, rimane sempre aperto, sia quando la mattinata è stata ricca di successi, sia quando le cose sono andate diversamente.

Los Crestones garantisce un'ospitalità di alto livello che prevede la cucina della carne della selvaggina cacciata
Los Crestones garantisce un'ospitalità di alto livello che prevede la cucina della carne della selvaggina cacciata - © Selena Barr

In un'epoca in cui le opportunità venatorie in Europa diventano sempre più limitate, il blackbuck argentino offre uno sguardo su cosa significhi davvero l'abbondanza. Da un piccolo gruppo di animali rilasciati circa un secolo fa è nata una forma di caccia che non esiste in nessun'altra parte del mondo, fondata sul principio della fair chase (caccia etica, ndt) e costruita su una gestione corretta della fauna, non su popolazioni artificialmente mantenute. Osservare migliaia di blackbuck attraversare le pampas alle prime luci dell'alba rappresenta uno dei più straordinari spettacoli faunistici ancora accessibili al cacciatore-viaggiatore. Ed è anche un promemoria del fatto che, quando vengono gestite correttamente, caccia e conservazione possono mantenere popolazioni selvatiche sane e abbondanti proprio perché esiste qualcuno disposto ad attribuire loro un valore.



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