
di Redazione
Caccia alla beccaccia: armi, cartucce e attrezzatura per la Regina del bosco
Dal fucile alle cartucce, dalle strozzature all'abbigliamento: le scelte tecniche che possono fare la differenza nel bosco.
Praticare la caccia alla beccaccia (qui abbiamo scritto degli aspetti più propriamente venatori per insidiare la specie), anche con una certa assiduità, è possibile con i mezzi – fucili e cartucce – abitualmente utilizzati durante le varie stagioni venatorie e con gli indumenti consueti. Siamo altresì certi che una buona parte dei lettori la pensi proprio così, ossia che sia superfluo andare alla ricerca, onerosa, di strumenti specialistici. Vero, tutto vero; ma esiste un però.

Se la caccia alla beccaccia viene praticata saltuariamente, non mi sentirei di consigliare investimenti importanti per un upgrade di armi e bagagli. Se invece la passione per l'arcera comincia ad attanagliarvi, al punto che in ambito venatorio non pensate che a lei, può essere opportuno fare scelte più radicali. Negli ultimi anni c'è stato un proliferare di soluzioni specialistiche estremamente valide, che hanno creato una vera e propria nicchia specialistica dedicata alla caccia alla beccaccia.
Armi
La mia scelta personale va sempre a un fucile basculante. Non solo per una questione di etica relativamente al terzo colpo a disposizione, quanto per una questione intrinseca di sicurezza. Un fucile a due colpi basculante si può – e si deve – aprire o tenere aperto sino al momento della ferma del cane. Aperto sì, magari con le cartucce già correttamente inserite nelle rispettive camere. Non è una questione di tempo, ne avete in abbondanza. La sicurezza nella caccia alla beccaccia, come in tutte le altre attività venatorie, non è un optional: muoversi nel bosco, fra rami, fronde, arbusti, passaggi intricati e pendii più o meno ripidi è tutt'altro che semplice.

Qui si va sul personale, però alcune considerazioni che esulano dal marchio si possono esprimere. Quasi tutti i produttori possiedono a catalogo uno o più modelli specialistici per la caccia alla beccaccia, caratterizzati innanzitutto da canne corte. La caccia si svolge in ambiti boschivi e una canna corta agevola brandeggio e puntamento, diminuendo il rischio di urtare rami, arbusti e cespugli.

Una misura che va per la maggiore e che mi trova sostanzialmente concorde si aggira sui 60-65 centimetri, non oltre. Ricordo che Churchill, con la sua doppietta XXV – il numero indicava la lunghezza di 25 pollici, ossia 63,5 centimetri – asseriva di non patire alcun timore reverenziale nei confronti di fucili dalle canne molto più lunghe. Questo è tanto più vero in un fucile destinato alla caccia nel bosco e alla stanziale, dove servono puntamento veloce e istintivo. Il fucile con canne corte può risultare meno elegante di uno dalle dimensioni più longilinee, ma nel bosco risulta più maneggevole. Anche quando lo portate aperto.

Il peso
Canne lunghe significano generalmente più peso e possono contribuire a rendere il fucile "appruato", ossia con il peso maggiormente spostato verso la volata. Non è ciò che cerchiamo in un'arma da beccaccia, dove servono rapidità e facilità di brandeggio.

I fucili moderni possono raggiungere pesi molto contenuti grazie anche all'impiego dell'Ergal, lega di alluminio ad alta resistenza utilizzata per bascule e carcasse, eventualmente rinforzate con un tassello d'acciaio o titanio. Se l'acciaio può instillare nel cacciatore un senso di maggiore solidità – non necessariamente giustificato sul piano tecnico – l'Ergal permette un risparmio di peso notevole. Un calibro 12 basculante in acciaio può attestarsi intorno ai 3-3,3 kg, mentre un modello leggero con bascula in lega può scendere nell'ordine dei 2,6-2,8 kg. E quei 300 o 400 grammi, dopo ore di cammino, si sentono.

Molti fucili sono inoltre camerati magnum, con camera da 76 mm. Sparare cartucce magnum da 56 grammi di piombo o equivalenti in un fucile di 2,7 kg significa esporsi a un rinculo decisamente poco piacevole. Utilizziamo quindi cartucce commisurate allo scopo: a beccacce la grammatura non è mai esagerata. Se volete sparare tanti grammi di pallini, probabilmente state pensando a un'altra caccia. Tutto questo vale, in proporzione, anche per i calibri minori del 12.
Calibri per la caccia alla beccaccia
Vogliamo tagliare la testa al toro, per non attirare critiche da parte di nessuno? La risposta è: tutti quelli consentiti, certamente. Poi, se chiedete un parere a chi li ha utilizzati davvero sul campo, la risposta cambia.

Il calibro 16, purtroppo poco utilizzato e con una scelta di munizioni commerciali più limitata, è molto piacevole sul terreno di caccia; il 20, ben più diffuso, nell'impiego pratico ha ben poco da invidiare al classico 12. Il calibro 24 è praticamente in disuso, mentre il 28 è ormai molto diffuso. È un bel calibro e negli ultimi anni sono stati costruiti diversi modelli caratterizzati da buone prestazioni balistiche e peso ridotto. A mio personalissimo modo di vedere, è il calibro "minore" più indicato per praticare la caccia all'arcera. Per quanto riguarda il .410 – o 36 Magnum – ci vuole un bel manico per intercettare il volo della Regina e aumenta il rischio di provocare inutili ferimenti.

Le ridotte distanze, il frullo quasi sempre sotto ferma del cane e le modalità di caccia possono indurre a scegliere un calibro minore. Senza esagerare, perché molto dipende dall'ambiente: un bosco rado, a stagione inoltrata e con poca vegetazione permette anche di "osare"; se invece siamo a inizio stagione, con tanta foglia, oppure le beccacce sono smaliziate e partono al primo accenno di cani e cacciatori, meglio avvicinarsi allo standard.

Strozzatori
Altro capitolo dove si può dire di tutto e di più. Partiamo da un dato semplice: se la caccia si svolge come dovrebbe, lo sparo avviene generalmente a distanze medio-corte. La regola è quindi utilizzare strozzature aperte: cilindrico o quattro stelle per la prima canna e quattro o tre stelle per la seconda, in un basculante; tre stelle possono rappresentare una scelta equilibrata in un semiautomatico. Alcuni cacciatori utilizzano un due stelle di seconda canna e può andare bene: tutto dipende dalle abitudini e dall'ambiente.


Altro tema oggetto di profonde discussioni, il sistema paradox. Innanzitutto, che cosa intendiamo per paradox? Nel linguaggio venatorio il termine viene comunemente utilizzato anche per indicare strozzatori o canne rigate con funzione dispersante, pur derivando storicamente dal sistema Paradox sviluppato per consentire a una stessa arma l'impiego efficace di munizione spezzata e proiettile singolo. Nel moderno impiego venatorio con munizione spezzata, la rigatura può imprimere una rotazione al borraggio e alla colonna dei pallini, favorendo una più rapida apertura della rosata.

A seconda del sistema, della cartuccia e della canna, a distanza ravvicinata si possono ottenere rosate sensibilmente più ampie rispetto a quelle prodotte da una canna liscia con strozzatura tradizionale. Il risultato può essere ottenuto con uno strozzatore rigato oppure con una canna parzialmente o totalmente rigata, ma comportamento e rosata cambiano sensibilmente da una soluzione all'altra. Una sola cosa conta davvero: provare sempre arma e cartuccia preventivamente sul bersaglio.

Se disponete di un fucile con la prima canna parzialmente o totalmente rigata, avete comunque fra le mani un'arma fortemente specialistica. Ben difficilmente quella stessa canna sarà altrettanto efficace quando serviranno rosate concentrate a distanze maggiori. Un'arma specialistica è ottimizzata per fare una cosa; altrimenti sarebbe un'arma polivalente. Un'ulteriore considerazione riguarda gli strozzatori rigati intercambiabili: la rigatura può esercitare una coppia sul tubo e favorirne il serraggio durante lo sparo. È quindi buona norma controllarlo e rimuoverlo periodicamente, mantenendo pulita e correttamente lubrificata la filettatura.
Cartucce
Le cartucce da beccaccia si possono ricondurre a diverse categorie, ugualmente valide a seconda dell'impiego. Partiamo dalle dispersanti: ve ne sono davvero tante sul mercato e lo scopo è sempre quello di allargare la rosata, facilitando il tiro ravvicinato a un selvatico rapido ed elusivo, particolarmente abile nel frapporre fra sé e le canne ogni sorta di ostacolo naturale.

I sistemi utilizzati sono numerosi e meriterebbero un articolo apposito. In generale le rosate sono più larghe rispetto a quelle di una cartuccia standard, soprattutto se abbinate a strozzature aperte. Per la seconda canna potremmo invece avere bisogno non tanto di una maggiore quantità di piombo – o equivalente – quanto di una cartuccia sufficientemente veloce e polivalente. Una velocità alla volata nell'ordine dei 380-400 m/s è più che adeguata. Spazio quindi a dosi standard per il calibro, o leggermente superiori, con borraggio dotato di contenitore oppure in feltro, scegliendo sempre l'abbinamento con la strozzatura in funzione delle distanze previste.

Se abbiamo deciso di utilizzare un sistema rigato o paradox, diventa ancora più importante verificare la combinazione sul bersaglio. In linea generale, eviterei di sommare l'effetto di una cartuccia fortemente dispersante a quello di una canna o di uno strozzatore già progettati per aprire rapidamente la rosata: il risultato può diventare irregolare e difficilmente prevedibile.
Altri particolari
Espulsione automatica dei bossoli spenti oppure estrazione manuale? La mia preferenza va, laddove possibile, all'estrazione manuale: il piacere di compiere un gesto atavico, antico e lento, ripaga ampiamente la "fatica" del movimento. Solo a me piace annusare il bossolo fumante? In questa maniera non corriamo inoltre il rischio di perdere i bossoli nel bosco, cosa più facile con l'espulsione automatica e, soprattutto, con un semiautomatico. Piccola nota: il calibro 20 da questo punto di vista facilita il cacciatore, perché i suoi bossoli sono di colore giallo. Non si tratta di una prescrizione europea, ma di una codifica prevista dallo standard ANSI/SAAMI Z299.2, che riserva il giallo alle cartucce calibro 20 per distinguerle immediatamente dagli altri calibri.

Impugnatura a pistola o all'inglese? Quasi tutti i fucili possiedono un'impugnatura a pistola – al limite Woodward o Principe di Galles – molto pratica nell'imbracciata rapida. L'impugnatura all'inglese, con il collo del calcio diritto, è elegante e propria di molte armi fini; l'abitudine consente comunque alla mano forte di trovare la giusta presa in una frazione di secondo.

Cinghia sì o cinghia no? Personalmente, cinghia no. Preferisco avere il fucile sempre sotto controllo e pronto a essere aperto e maneggiato senza impedimenti. La caccia è un piacere: se la fatica supera il piacere, forse è arrivato il momento di fermarsi, non trovate?
Abbigliamento
A parte gli eccentrici che scambiano il bosco per i due estremi diametralmente opposti – una sfilata di alta moda a Milano oppure un luogo dove combinare un'accozzaglia di vestiti avanzati da altre attività – ognuno è libero di scegliere l'abbigliamento sul quale fa più affidamento.

Adotterei innanzitutto un intimo tecnico, che permetta di dissipare velocemente il sudore e asciugarsi altrettanto rapidamente. Una maglia indossata e una di ricambio, magari da lasciare in macchina, e siete a posto. A seconda della stagione può servire una felpa, tecnica anch'essa. Teniamo presente che quando partiamo abbiamo freddo e appena ci muoviamo – sovente con accelerazioni improvvise per la ferma del cane – tendiamo immediatamente a sudare. Irrinunciabile, a mio avviso, una trisacca, possibilmente con inserti ad alta visibilità, per la sicurezza nostra e di chi ci sta vicino. La tasca posteriore consentirà di alloggiare pochi generi di conforto o le prede che abbatteremo.

I pantaloni possono essere normali o tecnici. Battezzate bene il luogo di caccia: se è pieno di spini, rovi e passaggi intricati, sono consigliabili inserti resistenti su ginocchia e parte inferiore delle gambe. La mattina presto rugiada e brina inevitabilmente ci bagneranno le estremità; impermeabilità fa scarsamente rima con traspirabilità. Io preferisco quest'ultima.

Per le calzature la mia scelta va senza esitazioni agli scarponi, capaci di offrire sostegno e grip sul terreno bagnato o sconnesso. Conseguentemente, un buon paio di calzettoni da trekking è l'ideale, portandone magari uno di ricambio in macchina.

Zaino sì o zaino no? Personalmente sono per il no, evitando qualunque cosa sulle spalle che mi faccia sudare o aggiunga peso. Se abbiamo uno zaino, qualche cosa ce la metteremo di sicuro, anche soltanto per riempirlo! Se però ci troviamo a cacciare all'estero, in zone lontane o prevediamo di stare fuori tutto il giorno, uno zaino diventa quasi indispensabile. In quel caso vanno benissimo 20-25 litri, magari con sistema di idratazione.
Altri accessori
Due o tre cose sono quasi indispensabili e mi hanno tolto d'impiccio in diverse situazioni: un coltellino multifunzione, un piccolo rotolo di nastro americano e tre-quattro fascette da elettricista. Aggiungerei un telo termico di emergenza, perché un piccolo infortunio può capitare; un power bank capiente, una borraccia o thermos, un kit di pronto soccorso e qualche barretta energetica. Poi ognuno conosce il proprio fisico e sa di cosa può avere bisogno. La regola è fare una colazione energetica, evitare l'alcool – anche per la guida, non soltanto per la caccia – e non appesantirsi.

La caccia è un divertimento. La caccia alla beccaccia un piacere assoluto da condividere con pochi intimi e con il cane: perché rischiare di rovinarla per sciocche imprudenze? Lasciate detto dove intendete cacciare. Non importa avvisare la Farnesina, ma fornite a un amico o a un familiare almeno un riferimento geografico. In bocca al lupo!
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