Un Piano straordinario di eccezionale impatto si è reso necessario per contrastare la diffusione della peste suina africana
Un Piano straordinario di eccezionale impatto si è reso necessario per contrastare la diffusione della peste suina africana - © Matteo Brogi
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di Matteo Brogi

La caccia in braccata è morta. Anzi no

Drastica riduzione delle densità, estensione delle aree non vocate per cui è prevista l'eradicazione, stimolo alla caccia di selezione: sono tempi duri per il cinghiale. Ma pure per la braccata, che vede ridimensionare il suo ruolo nella gestione della specie

Il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni il Piano straordinario delle catture, abbattimento e smaltimento dei cinghiali con le indicazioni strategiche per l'elaborazione dei piani di eradicazione nelle zone di restrizione da peste suina africana 2023-2028 elaborato dal Commissario straordinario, prof. Caputo. La discussione documento sarà iscritto all'ordine del giorno della prima seduta utile della Conferenza.

Una riduzione "significativa e generalizzata"

L'emergenza legata alla diffusione della Psa è affrontata con determinazione dal Commissario (qui l'intervista raccolta a giugno), specie dopo la scoperta dei nuovi focolai che stanno mettendo a rischio la produzione suinicola nazionale. Il documento indica pertanto come sia necessario procedere alla riduzione "significativa e generalizzata" delle densità del cinghiale sul territorio nazionale.

Il Piano - elaborato sulla base della consistenza di 1/1,5 milioni di cinghiali evidenziata da Ispra e considerata la media degli abbattimenti del periodo 2019-2021- prevede un incremento annuo minimo di prelievi estremamente sostenuto. Questo perché, secondo la letteratura scientifica più recente citata nel documento, "per diminuire significativamente il numero di cinghiali in un arco temporale limitato (3-5 anni) è necessario rimuovere annualmente tra il 70% e l'80% della popolazione presente". La necessità di perseguire "l'obiettivo generale di riduzione, valutati l'effettiva perseguibilità di livelli di prelievo così elevati e i tempi necessari al loro raggiungimento mediante l'attività venatoria, hanno portato alla definizione di un piano di prelievo di oltre 600.000 cinghiali da rimuovere nel primo anno di attività̀, prevedendo un incremento del 96%" rispetto al triennio di riferimento.

Un piano di prelievo per ciascuna Regione

La metodologia elaborata suddivide le Regioni italiane in classi di criticità elaborate con riferimento ai capi di suini detenuti, al numero di allevamenti suinicoli presenti, ai danni all'agricoltura dichiarati e alla presenza accertate della psa sul territorio o su quello delle Regioni limitrofe; in testa a questa poco invidiabile classifica sono Lombardia, Piemonte e Campania, seguite da Lazio e Calabria, Regioni dove la presenza della malattia è conclamata. La Liguria, che pure presenta focolai di psa e ha conosciuto per prima il contagio, è superata dall'Emilia Romagna in virtù del numero dei suini allevati e della criticità da danni agricoli.

Il dato dei prelievi effettuati nel triennio 2019-2021 rapportato alla classe di criticità fa sì che siano previsti piani di prelievo differenziati per Regione. Per "operare una gestione in armonia con la conservazione delle specie non target - si legge nel Piano - si è optato per aumentare significativamente (oltre il 200%) l'entità̀ degli animali abbattibili con metodi selettivi (caccia di selezione e controllo) e prevedere un contenuto incremento (poco meno del 40%) dell'entità̀ del prelievo da conseguire attraverso la caccia collettiva". Il prelievo in attività venatoria (circa 454 mila cinghiali) rappresenta circa il 74% del prelievo complessivo di 612 mila capi previsto dal piano e deve essere orientato prevalentemente su femmine e piccoli, ribadisce il Commissario.

L'entità dei prelievi sarà rimodulata di anno in anno sulla base dei risultati conseguiti, delle criticità riscontrate e degli eventuali correttivi che dovessero rendersi necessari. Perché ciò possa avvenire, le Regioni hanno l'obbligo di monitorare l'attuazione dei piani e di rendicontare il Commissario con cadenza quadrimestrale.

Aumentano le aree non vocate

L'obiettivo della riduzione numerica dei cinghiali sull'intero territorio include le aree protette e non venabili, con particolare riferimento alle aree a elevato rischio di introduzione psa e, pertanto, "definite ai sensi del presente piano come non vocate alla presenza del cinghiale (zone urbane e/o ad elevata antropizzazione e zone a elevata densità suinicola, come da mappe del rischio individuate nei Priu - Piani regionali di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana nei suini di allevamento e nella specie cinghiale)" per le quali "la pressione di prelievo deve avvicinarsi il più possibile all'obiettivo del 100%".

Proseguendo, il Commissario raccomanda l'intensificazione della caccia di selezione su tutto il territorio venabile, incluse le aree assegnate alle squadre di braccata. La caccia di selezione è preferita per il suo basso disturbo ambientale e la possibilità di operare prelievi anche nella stagione di riproduzione e cura della prole per le specie non target e nel periodo in cui è raccomandato l'incremento degli abbattimenti della specie cinghiale per limitare le nascite (febbraio-maggio). L'ordinanza, a questo proposito, impone a Regioni, Province autonome, Atc, Ca e Istituti di gestione privati di realizzare incontri di sensibilizzazione "al fine di ampliare la platea di praticanti la caccia di selezione".

Tra le tante previsioni su cui, immaginiamo, si scateneranno le polemiche, c'è l'identificazione delle nuove aree non vocate per le quali è prevista l'eradicazione. Tra queste vanno incluse "le aree urbanizzate, i siti storico-archeologici, i centri abitati" e, soprattutto, "le aree ricomprese in un raggio di 15 km dai distretti suinicoli di maggiore rilevanza". Compito delle Regioni sarà quello di identificare tali distretti e inserirli all'interno dei Priu; l'operazione avverrà sulla "base di una valutazione economica e sociale o per ragioni di pregio genetico delle razze autoctone in relazione a contesti di valorizzazione del territorio".

Soffrire oggi per sorridere domani?

Tra densità obiettivo ridotte, eradicazione da ampie aree della nazione, preferenza rivolta alla caccia di selezione, è lecito domandarsi se ci sia un futuro per la braccata. Tutta la comunità dei cacciatori - e i cinghialai in particolare - hanno operato con responsabilità nelle fasi di early detection e monitoraggio ma il contributo successivo, quando è stato richiesto un intervento incisivo al fine del cosiddetto depopolamento, non è risultato incisivo. La diffusione della malattia e questo Piano ne sono la conseguenza più diretta. Mentre c'è chi vaneggia di sciopero dei cacciatori e fantomatici complotti (per qualcuno la psa semplicemente non esiste), bisogna che la comunità dei cacciatori prenda consapevolezza del problema e agisca per contribuire a gestire seriamente il cinghiale. Il sacrificio di oggi vale la caccia al cinghiale (anche in braccata) del futuro.

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