
di Matteo Brogi
Sabatti Adler calibro 20: un tipico sovrapposto gardonese leggero
Bascula in lega leggera, chiusura a tassello basso e meccanica collaudata: abbiamo provato il Sabatti Adler nell'allestimento più classico in calibro 20, con calciatura in noce e canne da 71 centimetri. Un progetto che conserva intatta la propria attualità
Un sovrapposto da caccia calibro 20 che pesa appena 1.900 grammi: è il risultato raggiunto da Sabatti con l'Adler Carbon, presentato nella sua più recente evoluzione a IWA OutdoorClassics 2026. Grazie alla calciatura in fibra di carbonio abbinata alla bascula in lega leggera, nell'allestimento con canne da 66 centimetri il fucile si colloca tra i sovrapposti da caccia più leggeri del mercato. Un risultato che testimonia come l'innovazione non richieda necessariamente di ripartire da zero: alla base di questa realizzazione c'è infatti un progetto consolidato, che continua a dimostrare la propria validità.

Si tratta dell'Adler, introdotto da Sabatti nel 2005 per ampliare la gamma dei sovrapposti da caccia affiancando al Falcon, con bascula in acciaio, una versione alleggerita in lega di alluminio. Una piattaforma che, attraverso l'evoluzione dei materiali, ha saputo rinnovarsi mantenendo sostanzialmente inalterata la propria architettura meccanica. Nel corso della mia ultima visita allo stabilimento Sabatti di Gardone Val Trompia ho avuto l'opportunità di approfondirne le caratteristiche e di provare il modello in un allestimento tradizionale: calibro 20/76, canne da 71 centimetri e calciatura in noce.
La bascula: il peso fa la differenza
La parentela con il Sabatti Falcon è evidente e dichiarata dal produttore. I due modelli condividono l'architettura meccanica e gran parte delle caratteristiche tecniche e balistiche, ma si distinguono per il materiale della bascula. Quella del Falcon è lavorata da un massello di acciaio forgiato, mentre l'Adler utilizza una lega di alluminio 7075-T6 ad alta resistenza, conosciuta anche come Ergal 55, ricavata dal pieno mediante asportazione di materiale.

La scelta permette una sensibile riduzione della massa dell'arma: Sabatti dichiara per l'Adler un peso compreso, secondo calibro e configurazione, tra 2,4 e 2,7 chilogrammi, contro i 2,7-3,1 del Falcon. Un vantaggio soprattutto per chi trascorre molte ore in movimento e deve percorrere distanze impegnative portando il fucile in spalla.

L'impiego della lega leggera non implica una minore affidabilità, in quanto l'alluminio 7075-T6 offre elevate caratteristiche di resistenza meccanica e permette di realizzare bascule robuste, purché adeguatamente dimensionate e progettate per le sollecitazioni cui sono sottoposte. Nell'arma provata e fotografata, compaiono delle boccole portapercussore, realizzate in acciaio, che proteggono le zone maggiormente esposte alle sollecitazioni dello sparo. Un accorgimento funzionale nelle bascule in lega leggera, particolarmente negli express, che permette di conservare i vantaggi dell'Ergal affidando a un materiale più resistente le superfici soggette a usura ed eventuali fenomeni di erosione provocati dai gas.

Oltre che in calibro 20/76, l'Adler è disponibile anche in 12/76; in entrambi i casi la bascula è dedicata al calibro. Sulla bascula del 20 sono invece camerate le versioni in 28 e .410.

Una chiusura che ha fatto scuola
Dal punto di vista meccanico, l'Adler conserva una delle soluzioni più rappresentative della produzione armiera bresciana: la chiusura a tassello basso, generalmente identificata come chiusura gardonese. Il sistema prevede due ramponi affiancati ricavati nel manicotto, o monoblocco, delle canne. Quando il fucile viene chiuso, i ramponi si inseriscono nelle apposite sedi della bascula e un tassello scorrevole, comandato dalla chiave d'apertura, si impegna nei rispettivi scassi impedendo l'apertura dell'arma. Il gruppo canne ruota sui semiperni della bascula. Si tratta di una soluzione relativamente semplice, che consente di ottenere una chiusura efficace con un numero contenuto di componenti e lavorazioni industriali razionali.
La storia della chiusura gardonese è strettamente legata a quella della Sabatti. Come mi ha ricordato Emanuele Sabatti, il sistema venne introdotto nel 1970 quando l'azienda si chiamava ancora FIAS (Fabbrica Italiana Armi Sabatti), non soltanto per le proprie armi ma pure per altri produttori artigianali della valle. Questo contribuì alla sua progressiva diffusione, fino a farla diventare uno standard di riferimento per numerose aziende del distretto armiero italiano.

Una «chiusura sicura ed efficace», conferma Emanuele Sabatti, la cui longevità è essa stessa una testimonianza della validità del progetto. Oggi una soluzione matura, che continua a soddisfare le esigenze di affidabilità, robustezza e razionalità produttiva richieste a un moderno fucile da caccia.
Le batterie Anson & Deeley
Anche la batteria segue un'impostazione tradizionale, con l'adozione di un sistema Anson & Deeley modificato, un'architettura sviluppata in Inghilterra nel 1875 e conosciuta come boxlock. La caratteristica fondamentale del boxlock è l'alloggiamento dei meccanismi di percussione, costituiti essenzialmente da cani interni, molle e stanghette di scatto, direttamente nel corpo della bascula; un sistema che privilegia semplicità e razionalità costruttiva. La sua adozione sull'Adler è coerente con la filosofia del progetto: un fucile destinato all'uso venatorio, nel quale funzionalità e affidabilità prevalgono sulla complessità meccanica fine a se stessa.
Monogrillo selettivo e sicura manuale
L'esemplare provato era dotato di monogrillo selettivo a funzionamento inerziale. La selezione della prima canna avviene mediante un piccolo comando trasversale integrato nel cursore della sicura, sulla codetta superiore della bascula.

Il funzionamento inerziale prevede che il rinculo del primo sparo predisponga il meccanismo per l'utilizzo della seconda canna, che viene azionata premendo nuovamente il grilletto. Il selettore permette quindi di scegliere l'ordine dei colpi, una possibilità utile quando le due canne montano strozzature differenti. La sicura è manuale e agisce sul meccanismo di scatto. Arretrando il cursore, compare la lettera «S» e il meccanismo viene disattivato; spingendolo in avanti, l'arma torna in condizione di fuoco.

Le canne e il sistema di estrazione
Le canne sono realizzate in acciaio speciale, lappate e cromate internamente, con finitura esterna brunita. La costruzione è di tipo monoblocco: i due tubi vengono assemblati a un elemento comune di culatta sul quale sono ricavati anche i ramponi della chiusura e le sedi di scorrimento degli estrattori. La soluzione permette di eseguire separatamente le lavorazioni delle canne e quelle del gruppo di culatta, favorendo la precisione e la ripetibilità degli accoppiamenti. Il gruppo canne è completato da una bindella superiore ventilata, sormontata da un mirino a perla.

Gli strozzatori interni intercambiabili permettono di adeguare la distribuzione della rosata alle diverse esigenze venatorie. La lunghezza di 71 centimetri, adottata sull'esemplare provato, rappresenta una scelta tradizionale e versatile, mentre la gamma Adler comprende configurazioni con canne da 66 centimetri e, potenzialmente, ogni altra lunghezza; non si deve infatti dimenticare che Sabatti è uno dei più importanti produttori di canne a livello nazionale.

Gli estrattori presenti sull'esemplare utilizzato nella prova sono manuali, mentre solo su richiesta sono disponibili gli espulsori automatici; una soluzione tradizionale oggi rivalutata anche in chiave ambientale. Evitando la dispersione dei bossoli sul terreno, ne facilitano infatti il recupero senza costringere il cacciatore a cercarli nella vegetazione. Non a caso, sul mercato si sono affermate denominazioni commerciali come Espulsione Ecologica. Il vantaggio non è soltanto pratico, ma favorisce il rispetto di un preciso obbligo normativo: l'articolo 13, comma 3, della legge 157/1992 impone infatti ai cacciatori di recuperare i bossoli delle cartucce e di non abbandonarli sul luogo di caccia.
Calciatura in noce, ma c'è anche il carbonio
L'allestimento provato mantiene un'impostazione estetica classica. La calciatura è realizzata in noce europeo, con impugnatura a pistola, superfici di presa zigrinate e finitura a olio eseguita a mano. L'astina presenta il tradizionale sistema di sgancio inferiore. Una scelta coerente con la collocazione commerciale dell'Adler, che punta a offrire un fucile da caccia funzionale e ben costruito senza ricorrere a legni selezionati o lavorazioni decorative impegnative; la qualità degli accoppiamenti è corretta per un'arma di questa categoria. La bascula presenta una finitura con semplici scene di caccia che contribuiscono a mantenere l'aspetto di un sovrapposto tradizionale.

L'evoluzione della gamma ha recentemente portato Sabatti a proporre anche un Adler Carbon, nel quale la leggerezza della bascula viene esaltata dall'impiego della fibra di carbonio per calcio e astina. Un allestimento specialistico, che nella configurazione calibro 20/76 presentata dall'azienda raggiunge un peso dichiarato di circa 1.900 grammi. La scelta si inserisce nel più ampio percorso autonomo di sviluppo delle calciature in carbonio intrapreso da Sabatti, del quale abbiamo già parlato nell'approfondimento dedicato alla specializzazione delle calciature e che trova applicazione anche sulla nuova carabina Express Carbon che ho provato e di cui scriverò il prossimo mese.

Una piattaforma sempre attuale
La prova dell'Adler, nella configurazione calibro 20 con canne da 71 centimetri, offre l'occasione per riflettere su una scelta progettuale che punta a privilegiare il miglior compromesso tra portabilità e comportamento dinamico dell'arma. La bascula in lega contribuisce a contenere la massa complessiva, mentre le canne da 71 mantengono una distribuzione dei pesi diversa da quella dei sovrapposti ultracorti, pensati soprattutto per privilegiare la rapidità d'imbracciata. È importante ricordare che la maneggevolezza non dipende dal solo peso: il baricentro e il momento d'inerzia influenzano sensibilmente la facilità con cui il fucile viene portato in punteria e accompagna il bersaglio.
Con l'Adler, Sabatti propone dunque una formula che non ha bisogno di continue rivoluzioni per conservare la propria validità. La chiusura a tassello basso, la batteria boxlock e la costruzione monoblocco delle canne appartengono a una tradizione industriale consolidata. La bascula in lega leggera, la presenza delle strozzature intercambiabili e l'evoluzione degli allestimenti dimostrano invece come un'architettura nata molti decenni fa possa continuare ad adattarsi alle esigenze della caccia contemporanea.

Anche il posizionamento economico contribuisce a definirne il carattere. Il listino pubblico Sabatti 2026 indica per l'Adler monogrillo un prezzo di 1.330 euro, che lo colloca in una fascia accessibile. La forza dell'Adler sta quindi nella maturità del progetto: una meccanica semplice e collaudata, radicata nella tradizione armiera gardonese, ancora capace di offrire una risposta concreta alle esigenze del cacciatore.
Il test ha evidenziato come l'Adler rappresenti un'interpretazione particolarmente affidabile del classico sistema gardonese, di buona fattura e prestazioni di livello. L'impiego di una tecnologia matura niente toglie a un'arma che riesce a garantire performance più che adeguate alla sua funzione (ottimo lo scatto, come da tradizione Sabatti) in combinazione con un prezzo più che concorrenziale per un'arma di produzione nazionale.
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