
di Redazione
Referendum caccia, il fallimento non conferma l'allarme sociale
Le due raccolte online si sono fermate a circa 110mila sottoscrizioni ciascuna, ben lontane dalle 500mila necessarie. Per il mondo venatorio, il dato invita a una lettura più articolata dell'opinione pubblica
Si è chiusa con poco meno di 110mila sottoscrizioni per ciascuno dei due quesiti proposti la raccolta firme online promossa dall'associazione Rispetto per tutti gli animali per i referendum abrogativi in materia di caccia. Sulla piattaforma del Ministero della Giustizia risultano infatti 109.861 firme per il quesito «Vietare la caccia in Italia – art. 19 ter» e 109.125 per «Vietiamo la caccia – art. 842». Numeri ancora distanti dalle 500mila sottoscrizioni richieste per ciascuna iniziativa, anche se il bilancio definitivo dovrà tenere conto delle firme raccolte in formato cartaceo, per le quali non è ancora disponibile un dato nazionale complessivo.
A commentare l'esito della mobilitazione è la Cabina di Regia del mondo venatorio, che riunisce le associazioni venatorie nazionali riconosciute Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi e Italcaccia, insieme al CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura. Secondo la rappresentanza venatoria, i risultati della raccolta online meritano attenzione anche alla luce del recente dibattito sulla percezione sociale della caccia e dei sondaggi che hanno evidenziato una presenza significativa di opinioni favorevoli alla sua abolizione o a una forte limitazione. Come sottolineato dal presidente del CNCN, Maurizio Zipponi, a nome della Cabina di Regia, sondaggi e sottoscrizioni referendarie misurano fenomeni differenti: esprimere una posizione in un'intervista non equivale necessariamente a tradurla in una concreta iniziativa di partecipazione. La distanza tra i due risultati, secondo Zipponi, invita quindi a evitare interpretazioni semplicistiche del rapporto tra cittadini e attività venatoria.
Per la Cabina di Regia, i numeri disponibili suggeriscono dunque prudenza nel descrivere la caccia come una questione capace di generare un allarme sociale diffuso e una mobilitazione altrettanto ampia. Una posizione che, precisa il mondo venatorio, non significa sottrarsi al confronto, ma riportarlo sui temi concreti della gestione faunistica, della conservazione della biodiversità, della sicurezza, dell'agricoltura e della sanità animale. La contrapposizione ideologica, secondo le associazioni, rischia infatti di oscurare la complessità di questioni che richiedono dati scientifici, pianificazione e collaborazione tra istituzioni, ricercatori, agricoltori, cacciatori e territori.
Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.



