
di Redazione
Per i detrattori il Ddl caccia farebbe perdere oltre 500mila voti
Fondazione Capellino ha commissionato un'indagine che evidenzierebbe i rischi elettorali per il centrodestra in caso di approvazione del Ddl caccia
Novembre, mese nel quale è calendarizzata la discussione parlamentare sulle modifiche alla legge quadro sull'attività venatoria, si avvicina e i detrattori si preparano nuovamente a dar battaglia. Questa volta, lo strumento scelto per contrastare il cosiddetto Ddl caccia è un'indagine elettorale sul tema commissionata da Fondazione Capellino, la stessa che aveva diffuso il video realizzato con l'IA con protagonista un cacciatore che veniva fermato, poco prima di sparare, dal proprio cane e che da mesi porta avanti un'incoerente campagna contro il progetto di modifica.
Secondo l'indagine, realizzata da Ipsos Doxa, l'approvazione delle modifiche sarebbe in grado di far perdere circa 560 mila voti al centrodestra, spostandoli a vantaggio delle opposizioni. E non finisce qui, nel caso la maggioranza abbandonasse la strada intrapresa, la coalizione di Governo, addirittura guadagnerebbe quasi 90mila voti. Non manca ovviamente la parte dell'indagine che si concentra nel ribadire la contrarietà degli italiani all'attività venatoria, con il 75% degli intervistati che chiede di ridurre fortemente o abolire la caccia. Numeri oggettivamente preoccupanti sotto il profilo politco-elettorale se corrispondessero al vero, ma che potrebbero comunque essere viziati dalle domande poste ai circa 7.000 intervistati. D'altronde non stupisce che un'indagine commissionata da una realtà fortemente avversa a alla caccia restituisca risultati spendibili proprio contro la caccia stessa in senso lato.
Niente di nuovo sul fronte occidentale, insomma. Per l'ennesima volta, forte della sponda offerta da realtà private pesantemente ostili come Fondazione Capellino e dai soliti media che ne condividono la visione, la galassia animalista cerca di influenzare, come può, il dibattito politico sulla revisione di una norma che, a distanza di oltre trent'anni dalla sua approvazione, mostra la sua difficoltà a rimanere al passo coi tempi e non certo per via del mutato sentire dell'opinione pubblica.
In vista della discussione parlamentare, con buona probabilità, assisteremo a un nuovo fuoco incrociato che avrà il solo obiettivo di danneggiare un'attività che, come ha avuto occasione di ricordare il ministro Lollobrigida, è legittima e regolamentata in tutt'Europa, ma che in Italia, bizzarro Paese, si vorrebbe far credere in grado di influenzare le sorti del governo della Nazione ben più di temi come l'economia e la politica internazionale.
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