
di Redazione
Caccia alle anatre: cartucce, strozzatori e attrezzatura
Dopo aver analizzato le tecniche di appostamento e le armi più adatte alla caccia agli acquatici, approfondiamo munizioni, strozzatori, tecniche di tiro e dotazioni indispensabili per affrontare al meglio gli ambienti umidi
Nei precedenti approfondimenti dedicati alla caccia agli anatidi abbiamo analizzato due aspetti fondamentali: da un lato le tecniche di appostamento e le strategie che rendono efficace una tesa ben organizzata, dall'altro le caratteristiche delle armi più adatte ad affrontare palmipedi veloci, diffidenti e spesso impegnativi da insidiare. Tuttavia, anche il miglior appostamento e il più moderno semiautomatico possono esprimere soltanto una parte del loro potenziale se non vengono accompagnati da una scelta accurata delle munizioni e delle attrezzature complementari.
Oggi la caccia agli acquatici vive una fase di profonda evoluzione tecnica. L'abbandono progressivo del piombo in molte aree umide ha spinto aziende e produttori a sviluppare cartucce sempre più performanti, mentre il mercato degli strozzatori dedicati offre soluzioni capaci di ottimizzare le rosate anche con materiali alternativi. A questo si aggiungono abbigliamento tecnico e accessori specifici, elementi spesso sottovalutati ma determinanti per affrontare freddo, acqua e ore di attesa in condizioni difficili. Vediamo quindi quali sono le scelte più efficaci per costruire un equipaggiamento equilibrato, capace di coniugare prestazioni balistiche, praticità e sostenibilità venatoria.
Strozzatori
Tra gli elementi che maggiormente influenzano le prestazioni balistiche di un fucile nella caccia agli anatidi, gli strozzatori occupano un ruolo di primo piano. Se la dotazione fornita di serie dai produttori può essere considerata adeguata nella maggior parte delle situazioni, il mercato aftermarket offre oggi soluzioni specifiche capaci di migliorare la resa delle moderne munizioni, in particolare di quelle caricate con materiali alternativi al piombo.

Esistono infatti validissimi produttori che si stanno specializzando nella costruzione di strozzatori dedicati che permettono l'utilizzo di munizioni ecologiche aumentando le performance balistiche dell'arma su cui sono montati. Di quanto? È un valore misurabile? In alcuni casi sì, visto che esistono ormai in commercio strozzatori che possono sparare cartucce caricate con l'acciaio anche a valori di strozzatura superiori al classico tre stelle. Non dimentichiamo gli strozzatori interni/esterni ported (con una serie di fori che permettono lo sfogo laterale dei gas che spingono i pallini e che potrebbero causare turbolenze agli stessi), seguendo un principio validissimo in uso sulle volate delle armi rigate. Esistono inoltre strozzatori costruiti in titanio che – alla prova dei fatti, ossia davanti a uno specchio d'acqua – rendono incredibilmente in termini di penetrazione e portata dei pallini.
Cartucce
Il logico completamento di prestazioni balistiche eccellenti determinate dal progressivo miglioramento delle armi rimane indubbiamente una munizione performante. Qui si potrebbe aprire un capitolo infinito, che merita altrettante infinite serate al bar dei cacciatori. Qual è la cartuccia migliore per cacciare gli acquatici? Quale grammatura? Che numerazione del pallino? Diamo una risposta unica, così facciamo prima. La risposta unica non esiste. La soluzione migliore è quella che più si addice al singolo cacciatore. Inevitabilmente chi ha seguito un cacciatore esperto sarà portato a emularlo ma poi – molto probabilmente – andrà per la propria strada, in base alle preferenze personali e alle sue esigenze.

Facciamo un paio di esempi, che spero possano essere esemplificativi. Vi sono cacciatori "fedelissimi" a una determinata marca di cartucce. In realtà i costruttori si sono dati battaglia in questo come in altri campi, producendo cartucce specifiche per la caccia agli acquatici, utilizzando pallini costruiti in tutti i moderni materiali. Se vige un divieto di utilizzo del piombo, va da sé che dovremo utilizzare cartucce caricate con materiali alternativi.
La numerazione dei pallini
Cambia la numerazione dei pallini (nelle cartucce caricate con l'acciaio la numerazione sarà di due numeri superiore, per compensare il ridotto peso specifico dell'acciaio rispetto al piombo), cosa che comporta un numero di pallini sensibilmente inferiore nelle cartucce in acciaio. Il peso specifico differente, almeno nelle prime realizzazioni di qualche anno fa, causava numerosi ferimenti dei selvatici, data la durezza del pallino in acciaio che non si deformava a contatto con il corpo del selvatico; le cartucce moderne e più recenti in acciaio, spesso nel formato magnum da 36 grammi, non soffrono o soffrono molto meno di questi problemi e risultano altamente performanti sul campo di caccia, per una caccia ecologica e scevra da qualsiasi problema legato all'eventuale saturnismo.
Un materiale alternativo quale il rame risulta un'ottima via di mezzo fra la durezza e capacità lesiva (o stopping power della munizione) del pallino. L'ultima frontiera (attualmente) è data dal pallino in bismuto, materiale eccellente, notevolmente migliorato dal punto di vista qualitativo negli anni e pure diminuito di prezzo rispetto ai valori inarrivabili di poco tempo fa. Il tungsteno, materiale nobilissimo per le cartucce agli acquatici, è un'eccellente alternativa e con prestazioni di ottimo livello, ma il costo permane molto elevato.
Un discorso interessante e meritevole di attenzione riguarda i piccoli calibri (28 e .410) che possono trovare nuova linfa anche nella caccia agli acquatici con l'impiego di pallini in bismuto e apposite borre contenitrici, cosa che con i pallini in acciaio risulta difficile (pochi grammi di pallini che possono essere albergati nelle cartucce del calibro 28 e .410).
Caccia alle anatre: un compromesso tra qualità, performance e costo
Per quanto riguarda la scelta della cartuccia va tenuto in seria considerazione anche il volume presunto delle munizioni che pensiamo di sparare in un'uscita o in una stagione. Se la caccia è solamente occasionale, possiamo puntare ad avere nelle nostre canne il meglio offerto dal mercato; se invece la frequentazione degli ambienti umidi è costante, è logico pensare che cercheremo di arrivare a un compromesso fra la qualità della munizione / performance balistica e il prezzo di acquisto della stessa (e anche la facilità di reperimento presso le armerie abituali). Date le caratteristiche sfuggenti degli anatidi e lo sparo non proprio "comodo" in una gran parte delle occasioni di tiro, infatti, le cartucce vengono consumate velocemente e ci si ritrova spesso e volentieri con il carrello dell'otturatore aperto e il serbatoio vuoto.

Il pallino – in genere – viene scelto in una numerazione più piccola a inizio stagione, quando i palmipedi sono meno pennuti perché appena usciti dal periodo estivo. Teniamo infatti conto che il piumaggio degli anatidi, oltre a garantire un eccezionale comfort termico per animali che vivono in ambienti umidi e freddi, protegge il corpo del palmipede dai pallini che possono attingerlo. Durante la stagione fredda è buona prassi utilizzare invece pallini più grandi che assicurano una potenza residua elevata e sono capaci di lesionare in modo importante il corpo dell'anatra, malgrado la presenza di un piumaggio più folto e coprente.
Una riflessione sulla grammatura delle cartucce
Facciamo adesso una riflessione sulla grammatura delle cartucce. Una tendenza in voga sino a pochi anni fa (talvolta è una "moda" difficile da abbandonare) era quella di utilizzare cartucce molto "grammate" (dai 42 grammi delle semi magnum nel calibro 12 ai 56 grammi delle magnum e ai 63 grammi delle super magnum, sulla falsariga di quanto fanno gli americani con i loro fucili da 3 pollici e mezzo).
Più si sale con la grammatura, più la cartuccia tende ad essere lenta, situazione che mal si concilia con animali veloci quali le anatre. È ovvio che il discorso relativo alla velocità ha un senso in determinate situazioni (animale in volo e non su animali posati in acqua), ma una cartuccia molto potente presenta in genere un maggior rinculo e talvolta i recuperi con il secondo e terzo colpo risultano difficoltosi per un eccessivo movimento delle canne (o delle canne) del fucile. Talvolta è preferibile impiegare una cartuccia più snella, dalla grammatura non esagerata, ma piuttosto veloce, che permette di ingaggiare i selvatici con relativa maneggevolezza.
Non esiste quindi una soluzione unica, ma un compromesso che di volta in volta può essere rivisto per una migliore adattabilità. Anche le condizioni ambientali influenzano le munizioni; non siamo più come nel passato in presenza di cartucce di cartone che soffrono l'umidità e che quindi risultano non costanti come rendimento balistico, ma i climi caldo-umidi possono talvolta influenzare le prestazioni. Certamente una temperatura molto rigida può abbassare le pressioni di esercizio delle cartucce, anche di 100 bar in determinate situazioni di freddo intenso e pungente. Il calo prestazionale della cartuccia in genere è ben compensato dal range di utilizzo secondo specifiche tecniche di costruzione, ma è un dato a cui bisogna fare attenzione, specialmente se spariamo cartucce ricaricate che possono presentare una maggiore variabilità di dati rispetto a quelle commerciali.
Il momento migliore per sparare
Vista l'emozione che prende il cacciatore di acquatici, è inutile parlare di come si spara ai palmipedi, visto che soltanto il tempo e una buona dose di sangue freddo derivante dall'esperienza permetteranno un ingaggio più efficace in termini di prede abbattute e ferimenti inutili, accanto ad un minor numero di cartucce sparate. Il momento migliore per sparare, spesso, è quello che precede l'ammaraggio, quando le anatre espongono una gran parte del loro corpo alle canne dei nostri fucili. Se eticamente ritenete che sia meglio non sparare ad animali posati in acqua, è sufficiente alzarsi in piedi per vederle involare rapidamente dal punto di ammaraggio.
Sparare ad un'anatra che sorvola l'appostamento, fatte salve le difficoltà derivante dalla velocità (che non è sempre facile da calcolare per dare l'anticipo giusto; ogni specie di anatra ha la sua velocità e le sue tipiche traiettorie), è un tiro che espone la parte più appariscente del corpo dell'animale, anche se protetta dal piumino. Non fatevi ingannare dalle dimensioni, perché sarete portati a sparare al corpo e la fucilata arriverà dietro l'animale; il vostro punto di ingaggio dovrà essere la zona del collo, più vitale e maggiormente sensibile ai pallini. La fucilata ad un‘anatra che sta levandosi di impaccio di gran carriera non è facile ma – paradossalmente – è quella che può stupire per qualche risultato inaspettato; la parte del dorso dei palmipedi è infatti quella meno protetta dal piumaggio.
Alla ricerca della sincronia perfetta
Il tiro laterale è frequente, con traiettorie diversissime fra loro (ascendenti/discendenti, laterali propriamente dette, con scarti improvvisi a salire o con angoli inaspettati, solo per fare qualche esempio); anche in questo caso soltanto l'esperienza porterà a stabilire qual è il momento migliore per alzarsi in piedi e sparare (perché si spara in piedi e non da seduti, ovviamente).
Un aspetto bellissimo della caccia al capanno o da botte agli acquatici riguarda la sincronia con il compagno di caccia. Quando l'affiatamento è perfetto, pur con gli incroci delle anatre in volo, ogni cacciatore "coprirà" la sua parte di competenza, evitando sovrapposizioni di canne e di fucilate che non portano a nessun miglioramento dei risultati in termini di carniere ma soltanto una gran confusione; inoltre, le fucilate si fonderanno in un unico colpo, a dimostrazione di come il tempo di sparo diventa il medesimo. Davvero una bella esperienza da acquisire con il tempo e la pratica.
Stivali, corti o lunghi?
In tema di abbigliamento i capi tecnici hanno fatto passi da gigante per la qualità complessiva (comfort del cacciatore) e la resistenza alle intemperie, nonché per la durata agli stress a cui i capi sono sottoposti durante l'esercizio venatorio. I vestiti devono proteggere dalle condizioni atmosferiche che – sovente – risultano avverse; freddo in primis, ma anche acqua (dal cielo), vento e chi più ne ha, più ne metta. Un mio amico diceva sempre che «Quando il tempo è perturbato le anatre volano di più», cosa peraltro vera e propizia per la caccia, che deve però sempre risultare confortevole o quanto meno sopportabile.

Imprescindibili almeno un paio di stivali alti, essenziali per la posa degli stampi in acqua vicino alla riva (non indispensabili se la posa avviene dal barchino); in genere sui usano i waders a vita alta, che proteggono il cacciatore da qualsiasi infiltrazione di acqua sino al petto; ve ne sono in vari materiali e non soltanto in gomma (che possono andare bene con il caldo ma non certamente in inverno); un buon isolamento (neoprene) in inverno è imprescindibile. Rimanendo all'asciutto, stesso discorso ma con stivali alti, anch'essi possibilmente foderati in neoprene. Una soluzione efficace è rappresentata da scarponi (purtroppo alti solo fino alla caviglia) che possiedono una valvola attraverso cui gonfiare manualmente dell'aria fra lo strato interno della calzatura e quello esterno; in siffatto modo l'aria funziona da isolante e il risultato è incredibilmente confortevole, pur se l'estetica lascia a desiderare; si trovano nelle forniture militari, spesso nei mercatini dell'usato.
Abbigliamento tecnico
Detto dei waders e/o delle salopette impermeabili, l'intimo è quasi sempre – almeno nella stagione fredda – rappresentato da una calzamaglia tecnica abbinata ad una maglietta tecnica. Ve ne sono di ogni qualità e sono efficaci nel fornire una sensazione di comfort al cacciatore. Un buon pile tecnico con sopra un giaccone (mimetico, se aggrada) è una soluzione intelligente, da valutare/integrare a seconda della temperatura ambiente. Un piccolo consiglio; la spesa cercate di farla una volta sola. Mi spiego: comprate poca roba, ma di qualità; dura tanto anche se sollecitata da un utilizzo intenso e mantiene a lungo le proprietà vantate. Questi capi valgono quello che costano e non rimpiangerete una spesa più oculata e mirata.

Il giaccone deve essere traspirante (anche se la caccia non è di movimento un minimo di traspirazione c'è sempre) e – sopra tutto - impermeabile e caldo. Anche in questo caso, è opportuno affidarsi a marche conosciute del settore e con membrane realmente impermeabili. In caso di necessità estrarremo dallo zaino anche una mantella, ma la caccia è compromessa: la mantella ha la spiccata tendenza a svolazzare e a impigliarsi per ogni dove; poi è scomoda quando si tratta di alzarsi e sparare. La testa deve risultare protetta ma libera di muoversi, perché è assolutamente possibile che lo sguardo debba spaziare da un lato all'altro del campo di caccia.
Cappello: un cappello di lana nella stagione fredda, impermeabile se piove o minaccia pioggia, un passamontagna (balaclava) che espone anche poca parte del viso allo sguardo attento degli anatidi, va tutto bene. Io, in genere, integro l'abbigliamento con uno scaldacollo o bouff che dir si voglia, in grado di proteggere dal vento. Non utilizzo sciarpe o altri accessori che mi possono ostacolare nei movimenti, ma sono scelte personali.
Guanti; indispensabili nella stagione fredda ma – a parere personale – con determinati accorgimenti; le dita devono rimanere libere per avere naturalezza nel raggiungere il grilletto del fucile e per non rischiare niente in termini di sicurezza. Non ho praticamente mai indossato delle muffole o comunque guanti senza le dita separate. Al limite, ma proprio al limite, un paio di guanti interi che possono "liberare" le dita al momento del bisogno (quando notiamo che le anatre stanno effettuando un giro di "ricognizione" sull'appostamento). Per i guanti valgono le stesse proprietà dei capi di abbigliamento; impermeabili e traspiranti (Gore-tex o equivalenti), visto che il contatto con l'acqua è altamente probabile, non fosse altro che con gli oggetti a contatto con l'acqua. Un paio di guanti in gomma, magari foderati in neoprene, sono essenziali quando pensiamo di calare gli stampi o di recuperarli.

Portate sempre con voi nello zaino almeno un capo di vestiario di ricambio, mantenuto all'interno di un sacchetto di plastica per garantirne la fruibilità pure nelle giornate di pioggia. Al termine della cacciata, potersi cambiare e anche solo indossare una maglietta non bagnata rappresenta un momento paradisiaco.
Accessori
Difficilissimo indicare o stilare una lista di accessori: un coltello è indispensabile così come un segaccio per tagliare rami o sterpaglie. Un sacco per gli stampi, magari di quelli forati per lasciare scolare l'acqua per terra e non nel bagagliaio della macchina (un buon cacciatore di acquatici deve considerare l'acquisto di tappetini in gomma lavabili e con il bordo rialzato, per non bagnare le parti interne dell'auto). I fischi e i richiami a bocca; degli scaldini usa e getta per le mani e per i piedi, un pezzetto di polistirolo dove appoggiare il materiale che non volete venga a contatto con l'acqua; una (o più) cassette impermeabili di plastica (MTM Case, con guarnizioni O-Ring) che possono contenere non soltanto le cartucce ma anche gli effetti personali (chiavi, portafoglio, ecc.) al sicuro da umidità e acqua; un power bank perché le batterie del telefono con il freddo perdono di efficacia; uno zaino impermeabile; un pezzo di tela del capanno per sopperire a strappi/buchi; una torcia con le batterie cariche; un ombrello. La lista è infinta e ampiamente personalizzabile.
Tutto quello che abbiamo appena detto si riferisce – ovviamente – a una stagione fredda; le anatre si possono cacciare anche con stagioni calde o "intermedie" e l'abbigliamento dovrà pertanto essere adeguato alla stagione: pur tuttavia ci sentiamo di consigliare sempre e comunque dei capi traspiranti ma che coprano il più possibile le braccia e il viso, per non lasciare esposti parti di pelle chiara in pieno sole (non scordatevi la crema da sole e gli occhiali).
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