Se vogliamo portare avanti una visione moderna della caccia dobbiamo saper distinguere tra opinioni e dati, specie quando si parla di argomenti divisivi come la transizione al munizionamento atossico. Questo articolo risponde alle obiezioni più frequenti
Se vogliamo portare avanti una visione moderna della caccia dobbiamo saper distinguere tra opinioni e dati, specie quando si parla di argomenti divisivi come la transizione al munizionamento atossico. Questo articolo risponde alle obiezioni più frequenti - © Hornady media center
Pubblicato il in Caccia responsabile
di Matteo Brogi

Piombo e atossico: 16 domande ricorrenti, 16 risposte documentate

Il piombo nelle munizioni è uno dei temi più controversi nel mondo venatorio. Tra consuetudini, scetticismo e nuove evidenze scientifiche, il confronto ruota attorno a una domanda centrale: la caccia può ridurre gli impatti evitabili senza rinnegare la propria identità?

Sul tema del piombo le discussioni tra cacciatori sono spesso accese e l'articolo sul convegno di Milano non ha fatto eccezione. È comprensibile: tocca consuetudini, identità e paure di nuovi divieti. Ma se vogliamo difendere la caccia moderna dobbiamo saper distinguere tra opinioni e dati. Proviamo allora a rispondere alle obiezioni e ai pregiudizi più frequenti. Partendo da un presupposto: questo articolo non è contro la caccia (è scritto da un cacciatore) e non vuole essere neppure una condanna nei confronti di chi vuole continuare a utilizzare il munizionamento convenzionale. Piuttosto, vuol dimostrare che molte delle critiche nei confronti dell'atossico sono frutto di pregiudizi.

Partendo dalle obiezioni più frequenti, provo quindi a rispondere a molti luoghi comuni, fornendo una bibliografia di riferimento essenziale.

1 - Chi parla di munizionamento atossico è contro la caccia

Il dibattito sul piombo non nasce in Italia e non nasce contro i cacciatori. Anzi, è stato oggetto di confronto in moltissimi settori sottoposti a divieto ben prima della caccia a causa della tossicità documentata del metallo: carburanti, benzine, inchiostri, contenitori alimentari, tubature della rete idrica. Una parte significativa della ricerca sul piombo nasce in Nord America ed è stata promossa da istituzioni venatorie, biologi della fauna e cacciatori che iniziarono a studiare decenni fa gli effetti dell'ingestione dei pallini di piombo sugli uccelli acquatici e dell'ingestione secondaria sui rapaci necrofagi. Il tema del confronto non è abolire la caccia ma ridurne piuttosto gli impatti evitabili e mantenerne la sostenibilità ecologica e sociale.

2 - Il piombo è naturale, quindi non può essere un problema

Il piombo è certamente un elemento naturale, ma questo non lo rende innocuo così come non sono innocui arsenico, mercurio e cadmio, tra le sostanze più tossiche che conosciamo. La differenza la fanno la concentrazione e la disponibilità biologica.
Le munizioni disperdono nell'ambiente piombo in forma facilmente assimilabile dagli organismi animali; una volta introdotto negli organismi, può accumularsi e provocare effetti neurologici, riproduttivi e metabolici anche a basse concentrazioni.

3 - Se il piombo fosse davvero pericoloso sarebbe vietato ovunque

Questo è un classico argomento di inerzia normativa. Molte sostanze riconosciute pericolose restano in uso per anni prima di essere sostituite completamente. Il processo regolatorio è lento perché deve tenere conto di fattori economici, tecnici e sociali. Ma, nel caso del piombo, il bando è ormai quasi completo.

4 - Se il piombo fosse davvero così pericoloso, come mai per secoli abbiamo avuto tubature e otturazioni dentali in piombo? E perché dobbiamo preoccuparcene oggi?

La risposta sta nella forma chimica e nella biodisponibilità del metallo, cioè nella facilità con cui il piombo può sciogliersi ed essere assorbito dall'organismo. Nel caso dell'alimentazione (umana e animale) entrano in gioco vari fattori: l'acidità dello stomaco e le tecniche di cottura, che possono sciogliere parte del piombo ingerito; la dimensione delle particelle, perché frammenti molto piccoli hanno una superficie maggiore e possono dissolversi più facilmente.
La quantità di piombo che passa nell'acqua attraverso le tubazioni dipende da diversi fattori: acidità dell'acqua, contenuto di carbonati e minerali, tempo di contatto con le tubazioni.
Le cosiddette "otturazioni al piombo" sono in realtà amalgame dentali, cioè leghe metalliche in cui il piombo è presente solo in tracce. Il componente principale è il mercurio legato ad altri metalli.
Ci dobbiamo preoccupare oggi perché la tossicologia moderna ha cambiato radicalmente la nostra capacità di misurare esposizioni basse e croniche e conosciamo molto meglio la tossicologia del piombo: è tossico anche a basse dosi, si accumula nelle ossa e non esiste una soglia di sicurezza davvero rassicurante, soprattutto per bambini e donne in età fertile. Il fatto che qualcosa sia stato usato per secoli non significa che sia innocuo, significa solo che non lo si conosceva abbastanza.

  • Mateo, R., Rodríguez-de la Cruz, M., Vidal, D., Reglero, M., Camarero, P. (2007). Transfer of lead from shot pellets to game meat during cooking. Science of the Total Environment, 372(2–3), 480–485.
  • Mateo, R. et al. (2011). Bioavailability of Pb from ammunition in game meat is affected by cooking treatment. PLoS ONE, 6(1).

5 - Conosco cacciatori centenari che hanno mangiato selvaggina tutta la vita

È vero, molti cacciatori hanno mangiato selvaggina tutta la vita senza problemi evidenti, ma il caso individuale non basta per valutare un rischio sanitario. I quadri conclamati di saturnismo sono molto rari, ma questo non significa assenza di danno: la tossicologia moderna ci dice che il problema non è l'avvelenamento acuto bensì l'esposizione cronica a basse dosi. L'esposizione cronica può incidere su sistema cardiovascolare, funzione renale, fertilità e sviluppo neurologico con effetti spesso non associati all'avvelenamento da piombo. Il problema non è il caso singolo, ma la popolazione. Ha senso esporsi a una sostanza tossica evitabile?

  • Iqbal, S. et al. (2009). Hunting with lead: Association between blood lead levels and wild game consumption. Environmental Research, 109(8), 952–959.
  • Lanphear, B.P. et al. (2005). Low-level environmental lead exposure and children's intellectual function. Environmental Health Perspectives, 113(7), 894–899.
  • Wepler, M., Schreckenberg, J., Paul, B., Fröba, G., Muth, C.-M. (2023). Influence of Ingestion of Game Meat on Blood Concentration of Lead in Southern Germany: A Pilot Study. Bulletin of Environmental Contamination and Toxicology, 110, Article 21

6 - Il problema riguarda solo la caccia agli uccelli acquatici

Il problema del piombo negli ambienti umidi è noto da tempo: molte specie di uccelli acquatici ingeriscono direttamente i pallini depositati nei sedimenti scambiandoli per grit, cioè i sassolini che utilizzano nel ventriglio per facilitare la digestione. Una volta ingeriti, i pallini tendono dissolversi nell'ambiente acido dello stomaco e provocare avvelenamento. Questo meccanismo è documentato da decenni e ha portato molti Paesi a limitare l'uso del piombo nelle zone umide.
C'è chi liquida la questione dicendo che si tratta di specie "sacrificabili" ma è un argomento molto debole: la caccia moderna si fonda sul principio dell'uso sostenibile delle risorse faunistiche, non sull'accettazione di mortalità evitabili. Il fatto che una specie sia oggetto di prelievo venatorio non significa che possa essere esposta anche a fattori di morte non selettivi, legati a contaminazioni ambientali, peraltro con potenziali conseguenze sulla filiera alimentare umana.
Inoltre, il problema non riguarda soltanto gli uccelli acquatici. Nei rapaci l'avvelenamento da piombo è generalmente secondario: i necrofagi si contaminano alimentandosi con animali feriti, carcasse o visceri lasciati sul campo dopo il prelievo venatorio che contengono frammenti di munizioni.

  • Finkelstein, M.E., Doak, D.F., George, D., Burnett, J., Brandt, J., Church, M., Grantham, J., Smith, D.R. (2012). Lead poisoning and the deceptive recovery of the critically endangered California condor. Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), 109(28), 11449–11454.
  • Monclús, L. et al. (2020). Lead contamination in raptors in Europe: A systematic review and meta-analysis. Science of the Total Environment, 748, 141437.

7 - Il problema dei rapaci è una fandonia. I rapaci non si cacciano: quindi come farebbero a essere intossicati dal piombo?

Nessuno dice che i cacciatori sparino ai rapaci. Il problema è un altro: i rapaci necrofagi si intossicano per ingestione indiretta, mangiando animali feriti, carcasse o visceri contaminati. È uno dei meccanismi più documentati e basta una quantità molto piccola di piombo per causare effetti gravissimi nei grandi rapaci.

  • Hunt, W.G. et al. (2006). Bullet fragments in deer remains: implications for lead exposure in avian scavengers. Wildlife Society Bulletin, 34(1), 167–170.
  • Kelly, T.R., Bloom, P.H., Torres, S.G., Hernandez, Y.Z., Poppenga, R.H., Boyce, W.M., Johnson, C.K. (2011). Impact of the California Lead Ammunition Ban on Reducing Lead Exposure in Golden Eagles and Turkey Vultures. PLoS ONE, 6(4): e17656.
  • Pain, D.J., Mateo, R., Green, R.E. (2019). Effects of lead from ammunition on birds and other wildlife: A review and update. Ambio, 48(9), 935–953.

Una caccia che vuole essere riconosciuta come strumento di gestione della fauna deve dimostrare di saper ridurre gli impatti evitabili sugli ecosistemi quando esistono alternative tecniche percorribili
Una caccia che vuole essere riconosciuta come strumento di gestione della fauna deve dimostrare di saper ridurre gli impatti evitabili sugli ecosistemi quando esistono alternative tecniche percorribili - © Hornady media center

8 - Il piombo nei visceri non c'è

Quando un proiettile in piombo colpisce un animale generalmente si frammenta in decine o centinaia di particelle microscopiche che si disperdono nei tessuti, anche a diversi centimetri dal tramite. Studi radiografici su selvatici abbattuti con proiettili in piombo hanno mostrato la presenza di questi microframmenti che non sono visibili durante la lavorazione della carcassa e possono rimanere nella carne destinata al consumo umano. Questo è uno dei motivi per cui gli studi sulla carne di selvaggina trovano frequentemente concentrazioni di piombo superiori a quelle delle carni da allevamento. Dire che il piombo non può propagarsi nei visceri è falso: al massimo si può discutere quanto sia frequente e in quali condizioni.

  • Hunt, W.G. et al. (2009). Lead bullet fragments in venison from rifle-killed deer. PLoS ONE, 4(4): e5330.
  • Pain, D.J. et al. (2010). Potential hazard to human health from exposure to fragments of lead bullets and shot in the tissues of game animals. PLoS ONE, 5(4).

9 - Con tutte le fonti di inquinamento che esistono, perché prendersela proprio con i cacciatori?

Il piombo venatorio è una fonte diretta, diffusa e prevenibile: entra nell'ambiente e nella filiera della selvaggina e il fatto che esistano altre fonti di inquinamento non elimina questa. Non è una gara a chi inquina di più; è una questione di responsabilità su ciò che possiamo cambiare concretamente. La logica della sanità pubblica è ridurre progressivamente tutte le fonti evitabili di esposizione.

  • ECHAAnnex XV Restriction Report: Lead in ammunition and fishing tackle.
  • Kanstrup, N. et al. (2018). Hunting with lead ammunition is not sustainable: European perspectives. Ambio, 47, 846–857.
  • Kanstrup, N., Thomas, V.G., Fox, A.D. (Eds.) (2019). Lead in hunting ammunition: Persistent problems and solutions. Ambio, Volume 48, Issue 9.

10 - Il vero problema sono le industrie, non i cacciatori

È vero: gran parte dell'inquinamento ambientale viene da altre fonti. Ma questo non significa che una fonte evitabile d'inquinamento debba essere ignorata. La differenza è che noi possiamo cambiare munizione, più difficile è cambiare il ciclo produttivo di un'acciaieria.

11 - Ci vogliono imporre un divieto mentre abbiamo ben altri problemi, tra guerre e crisi internazionali

È un'obiezione emotiva, non tecnica. Il fatto che nel mondo si combattano guerre o vi siano altre emergenze non rende il piombo meno tossico né annulla il dovere di ridurre con pragmatismo un rischio evitabile.
Una caccia moderna, sostenibile e difendibile socialmente non può ignorare ciò che la ricerca scientifica dimostra in tema di salvaguardia ambientale e sicurezza sanitaria. Negare il problema del piombo non rafforza la caccia: la indebolisce. Affrontarlo con serietà, invece, significa dimostrare che la comunità venatoria è capace di evolversi senza rinnegare le proprie tradizioni.

12 - Il bando del piombo è solo un altro modo per vietare la caccia

Se il problema del piombo fosse un pretesto anticaccia, non saremmo qui a discuterne tra cacciatori. Il punto è evitare che un problema concreto venga usato contro la caccia, per rendendola più sostenibile, più accettabile socialmente e più coerente con la conservazione. Ignorare il problema del piombo indebolisce la caccia moderna, mentre affrontarlo la rende più credibile. Se ignoriamo il problema, altri lo useranno contro di noi, mentre un atteggiamento responsabile dei cacciatori può rafforzare la legittimità sociale dell'attività venatoria già nel medio periodo.

13 - I Paesi scandinavi sono tornati al piombo

La realtà è più complessa. In Nord Europa, alcuni paesi hanno adottato restrizioni severe, altri hanno discusso modifiche o deroghe in contesti specifici. La Norvegia ha annullato il divieto generale nel 2015, mantenendolo però nelle zone umide. La Danimarca ha invece adottato uno dei divieti più ampi già dagli anni '90, oggi divenuto un bando totale. Si osservano quindi percorsi diversi dentro una tendenza europea che va inesorabilmente verso il bando dell'uso del piombo in tutte le attività.

14 - Le munizioni atossiche non funzionano

Trenta anni fa era spesso vero. Oggi molto meno: la tecnologia delle munizioni per carabina è cambiata ed esistono proiettili atossici e caricamenti con prestazioni balistiche assolutamente comparabili al piombo se non migliori. Qualche limite è ancora presente nel settore delle munizioni spezzate, dove è innegabilmente richiesto al cacciatore un sacrificio in termini di distanze d'ingaggio e aspettative di carniere.
Bisogna comunque fare una precisazione: non esiste "l'atossico" in astratto. Esistono caricamenti, materiali e proiettili diversi, con prestazioni differenti. L'efficacia dipende da qualità del munizionamento, corretto abbinamento con l'arma e uso da parte del tiratore. Anche nel caso dell'atossico, non esiste la munizione perfetta: esiste la munizione giusta per ogni situazione.

  • Kanstrup, N. (2017). Practical and social barriers to switching from lead to non-toxic gunshot – a perspective from the EU. In Watson, R.T., Fuller, M., Pokras, M., Hunt, W.G. (Eds.), Ingestion of Lead from Spent Ammunition: Implications for Wildlife and Humans. The Peregrine Fund, Boise, Idaho, USA.

15 - L'atossico rimbalza di più ed è più pericoloso

I rischi non possono essere semplificati in un "piombo sicuro / atossico pericoloso". In altre parole, servono test, formazione, corretto uso, munizionamento specialistico. La tendenza al rimbalzo dipende da molti fattori: materiale, forma del proiettile, velocità, tipo di terreno e angolo di impatto. Certamente l'atossico ha una minore tendenza alla frammentazione e, in caso di rimbalzo, il proiettile conserva una massa – e quindi un'energia – superiore. Il tema resta comunque quello della sicurezza e della corretta condotta del cacciatore, unico rimedio agli incidenti.

  • Gremse, F. et al. (2014). Performance of Lead-Free versus Lead-Based Hunting Ammunition in Ballistic Soap. PLoS ONE, 9(7): e102015.

16 - Se togli il piombo non puoi utilizzare le armi meno recenti

Questo è vero con le armi a canna liscia costruite prima degli anni Duemila per le quali, però, esistono munizioni compatibili (anche se costose). Per sparare l'acciaio – il materiale alternativo più economico – è indispensabile che le canne abbiano superato la prova pressoria superiore Steel proof, adottata nel 2003 ed entrata in vigore nel 2004 nei banchi di prova dei paesi membri CIP. Non si riscontrano difficoltà particolari per le carabine, se non la scelta di un proiettile adeguato (che spesso deve essere più leggero per adattarsi al passo di rigatura dell'arma).

Conclusioni

Il dibattito sul piombo tra i cacciatori mostra spesso quanto il tema tocchi corde profonde. C'è chi lo difende quasi istintivamente, perché per alcuni il piombo è il simbolo della caccia tradizionale; chi rimane scettico ma pragmatico, convinto che il problema esista ma non sia così grave; chi, al contrario, guarda alla questione con una sensibilità più conservazionista; e, infine, chi semplicemente osserva la discussione con distacco perché, finché le regole non cambiano, continuerà a cacciare come ha sempre fatto. In fondo, però, la linea di frattura non passa davvero tra cacciatori e cacciatori-conservazionisti. Passa piuttosto tra due modi diversi di guardare all'attività venatoria: da una parte la caccia come consuetudine da difendere così com'è, dall'altra la caccia come attività che deve sapersi evolvere per restare legittima nel tempo. Il tema del piombo è uno dei luoghi in cui questo confronto emerge con maggiore chiarezza.

La caccia, del resto, è sempre cambiata nella sua storia: nelle armi, nelle regole, nelle tecniche e nella stessa sensibilità verso l'ambiente. Affrontare il tema del piombo non significa rinnegare la tradizione, ma continuare a far vivere questa attività nel futuro. La domanda, in realtà, non è se l'attività venatoria abbia un impatto, tutte le attività umane lo hanno. La domanda è se sia capace di ridurre gli impatti che può evitare. Una caccia che vuole essere riconosciuta come strumento di gestione della fauna non può sottrarsi a questa responsabilità e deve dimostrare di saper ridurre gli impatti evitabili quando esistono alternative tecniche. Ignorare il problema del piombo non difende la caccia; affrontarlo con serietà, invece, significa dimostrare che la comunità venatoria è capace di evolversi senza perdere la propria identità. Oggi la discussione non riguarda più tanto l'esistenza del problema, quanto il modo in cui gestire la transizione. Non si tratta di essere contro il piombo ma di essere a favore di una caccia che voglia continuare a essere credibile.


Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.


Altri articoli dalla sezione Caccia responsabile

Preapertura, il WWF attacca. Ma ISPRA riconosce il ruolo della caccia
Pubblicato il in Caccia responsabile | Matteo Brogi
Preapertura, il WWF attacca. Ma ISPRA riconosce il ruolo della caccia

Alla vigilia delle preaperture il WWF denuncia l'indebolimento di ISPRA. Ma l'Istituto ha ribadito: la caccia sostenibile è compatibile con la conservazione >>

La caccia alla beccaccia: guida pratica per la Regina del bosco
Pubblicato il in Caccia responsabile | Redazione
La caccia alla beccaccia: guida pratica per la Regina del bosco

La caccia alla beccaccia richiede più di un buon cane e di un fucile: servono esperienza, tecnica, rispetto del bosco e conoscenza del selvatico >>

Peste suina e Toscana: che ne sarà della braccata?
Pubblicato il in Caccia responsabile | Andrea Reversi
Peste suina e Toscana: che ne sarà della braccata?

L'avanzata del virus nella regione culla della caccia al cinghiale in Italia impone doverose riflessioni sul futuro della braccata >>

Parassiti intestinali nel cinghiale: cosa rivela un nuovo studio
Pubblicato il in Caccia responsabile | Matteo Brogi
Parassiti intestinali nel cinghiale: cosa rivela un nuovo studio

Uno studio sui cinghiali dell'Italia centrale rileva numerosi parassiti, alcuni potenzialmente zoonosici, e richiama alla corretta manipolazione delle carcasse >>