La nostra testata ha già affrontato più volte il tema della presenza problematica del daino
La nostra testata ha già affrontato più volte il tema della presenza problematica del daino - © Leonhard Lenz
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione

Il daino della discordia. Animalisti contro gli abbattimenti

Se fino a ieri, nell'immaginario collettivo, il problema dell'aumento spropositato di ungulati nei nostri territori era ben rappresentato dal cinghiale, oggi questo ruolo pare essere destinato ad essere prepotentemente conquistato dal daino. Solo nelle scorse settimane, infatti, la nostra testata si è trovata ad affrontare il tema due volte. La prima raccontando delle forti proteste contro il piano di gestione delle popolazioni del Parco del Delta del Po, la seconda riportando la notizia delle sempre maggiori problematiche legate a una popolazione a cavallo delle provincie di Brescia e Cremona.

Se gli abbattimenti, inutile negarlo, appaiono essere l'unica strada percorribile per arginare il problema, gli animalisti non sembrano intenzionati a gettare la spugna prendendone atto. Lo scorso sabato infatti, il copione andato in scena in Emilia Romagna contro gli abbattimenti dei daini del Lido di classe è stato riproposto in Lombardia, dove gli animalisti si sono mobilitati per una "Marcia per la vita degli animali". Pare non andare meglio nemmeno in Sicilia, dove nel Parco delle Madonie infuria in questi giorni la polemica per l'abbattimento di circa trecento daini e il Partito animalista italiano propone come soluzione alternativa l'introduzione del lupo sull'isola. Merita una menzione anche la popolazione del Parco del Circeo sulla quale, animalisti permettendo, dal 2023 dovrebbero partire gli abbattimenti per un totale di circa 250/300 daini l'anno per cinque anni.

Di fronte alla solita logica delle fazioni opposte, che ben si prestano a essere raccontate dagli organi di informazione, spesso responsabili di alimentare una visione "disneyana" del mondo, capita però talvolta di notare qualche esempio controcorrente. È il caso di un articolo apparso sul Resto del Carlino, nel quale si da spazio a una proposta tutt'altro che banale. Abbattere i daini, paralloctoni e dannosi, e sostituirli con il cervo italico sopravvissuto come popolazione relitta solo nel Bosco della Mesola, autoctono e meno problematico. Una proposta apparentemente stonata, che suona però come musica per le orecchie di chiunque abbia un minimo di formazione nel campo della gestione faunistica.

Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log.

Altri articoli dalla sezione Conservazione

Il preoccupante declino del capriolo
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione
Il preoccupante declino del capriolo

I dati relativi al trend della popolazione valdostana di questo piccolo cervide sono preoccupanti, ma anche nel resto d'Italia la situazione non è rosea >>

Il Botswana vuole spedire 20mila elefanti in Europa per protesta
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione
Il Botswana vuole spedire 20mila elefanti in Europa per protesta

Lo Stato africano protesta per la posizione di Berlino in merito al bando dei trofei in discussione in Europa e minaccia di spedire in Germania 20mila elefanti >>

Quanto può vivere una beccaccia?
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione
Quanto può vivere una beccaccia?

Le informazioni che possediamo sulla biologia degli uccelli migratori sono spesso lacunose e frammentate. Eppure questi non smettono di stupirci >>

Il Covid ha reso gli animali più schivi e notturni
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione
Il Covid ha reso gli animali più schivi e notturni

Un recente studio evidenzia come le restrizioni alle attività antropiche imposte durante la pandemia hanno modificato gli stili di vita della fauna >>