Dietro alla modifica, solo in apparenza meramente tecnica, si nascondono opportunità e insidie
Dietro alla modifica, solo in apparenza meramente tecnica, si nascondono opportunità e insidie - © Blaine Hansel
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di Redazione

Cambia la legge sulle riserve di caccia. Un bene o un male?

Con il via libera del Senato alla Manovra è stata approvata la modifica dell'articolo 16 della l. 157/92, quello che regolamenta le Aziende faunistico-venatorie

All'interno della recente legge di bilancio varata dal Senato lo scorso 22 dicembre è stato approvato l'emendamento che mirava a riformare l'assetto giridico-fiscale delle Azienda faunistico-venatorie. Definita "un traguardo storico per il mondo rurale italiano" da AB Agrivenatoria Biodiversitalia, la nuova norma, fortemente sostenuta da Coldiretti, di cui AB fa parte, e dal CNCN, ridefinisce il ruolo e la natura giuridica di questi istituti privati, che ora potranno essere organizzati in forma di impresa individuale o collettiva, anche a fine agricolo.

Se per i sostenitori della modifica, il cambiamento rimuove le Afv da un quadro normativo ambiguo e da possibili contenziosi di natura fiscale, dietro alla questione, solo in apparenza meramente tecnica, si nascondono opportunità e insidie. Da tempo infatti si assiste all'aumento delle attenzioni da parte di alcune categorie nei confronti di forme di caccia privatistiche. Attenzioni che, proprio recentemente hanno spinto Federcaccia a una forte presa di posizione in difesa della caccia sociale.

L'idea che il possibile aumento dell'indotto generato dalla "caccia privata" possa essere una chiave di volta per la tutela della biodivestità, meccanismo che ha già dato prova di funzionare in molte parte del mondo e in diversi periodi storici e che era anche alla base dell'idea stessa di Azienda faunistico venatoria, così come concepita in fase di redazione della 157, si scontra immancabilmente con l'idea, forse tutta italiana, di un'attività venatoria totalmente democratica e di fatto concepita come diritto di ogni singolo cittadino.

Occorrerà vedere come tale modifica impatterà sulle "riserve" esistenti, se agevolerà la nascita di nuove realtà o se il prossimo obiettivo di chi oggi si dice entusiasta delle novità apportate sarà la modifica o addirittura la rimozione del limite del 15% del territorio riservato agli istituti privati nella pianificazione faunistico-venatoria. Solo così capiremo verso quale futuro si sta indirizzando la caccia italiana. Senza voler entrare nel merito della questione, a vedere chi davvero pare essere in grado di fare lobbying e chi fatica ad andare oltre i proclami, un pronostico si potrebbe anche fare.


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