La progressiva eliminazione del piombo dalle munizioni da caccia rappresenta una sfida che coinvolge cacciatori, istituzioni e industria armiera. L'esperienza statunitense dimostra come la collaborazione tra questi soggetti possa favorire lo sviluppo di soluzioni tecniche alternative. Ne è un esempio il calibro 12/89 Supermagnum, affermatosi negli Stati Uniti anche per consentire l'impiego di maggiori cariche di pallini d'acciaio, compensandone la minore densità rispetto al piombo
La progressiva eliminazione del piombo dalle munizioni da caccia rappresenta una sfida che coinvolge cacciatori, istituzioni e industria armiera. L'esperienza statunitense dimostra come la collaborazione tra questi soggetti possa favorire lo sviluppo di soluzioni tecniche alternative. Ne è un esempio il calibro 12/89 Supermagnum, affermatosi negli Stati Uniti anche per consentire l'impiego di maggiori cariche di pallini d'acciaio, compensandone la minore densità rispetto al piombo - © Matteo Brogi
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di Matteo Brogi

Piombo, sette anni di transizione: ma per fare cosa?

Sette anni per superare il piombo: tra compromessi politici, contraddizioni normative e responsabilità del mondo venatorio, la vera sfida è accompagnare il cambiamento

L'approvazione del nuovo regolamento europeo che estende il divieto dei pallini di piombo alla caccia anche fuori dalle zone umide segna una svolta attesa da decenni. Il compromesso raggiunto concede sette anni di transizione ed esclude i proiettili singoli, ma riapre il confronto sulle responsabilità del mondo venatorio. La vicenda offre uno spaccato delle difficoltà della sua rappresentanza: mentre le associazioni hanno concentrato gli sforzi per rendere meno penalizzanti le restrizioni, una parte dei cacciatori continua a interpretarle come un attacco alla caccia, arrivando ad accusare i propri rappresentanti di tradimento. Per smontare queste posizioni, suggerisco la lettura dell'articolo Piombo e atossico: 16 domande ricorrenti, 16 risposte documentate.

Hunting Log ha da sempre fatto proprie le ragioni scientifiche e ambientali della progressiva eliminazione del piombo dalle munizioni da caccia. Questo non significa aderire acriticamente alle decisioni europee, ma valutarne con rigore modalità, contraddizioni e conseguenze. Perché la sostenibilità, prima ancora che un argomento utilizzato per difendere la legittimità della caccia, deve tradursi in comportamenti concreti e coerenti con i principi della conservazione.

Sette anni conquistati, ma per fare cosa?

La restrizione europea non nasce dal niente. Il problema dell'avvelenamento della fauna da piombo è oggetto di attenzione internazionale almeno dalla metà degli anni Novanta, quando l'accordo AEWA individuò nella progressiva eliminazione dei pallini di piombo dalle zone umide una priorità per la conservazione degli uccelli acquatici. L'Unione europea ha successivamente affrontato la questione attraverso il regolamento REACH e l'attività dell'ECHA. Dal febbraio 2023 è già applicabile il divieto nelle zone umide.

A Reggio si è tenuto il convegno pubblico sul piombo nel corso del quale si sono confrontate realtà molto differenti tra loro
A Reggio si è tenuto il convegno pubblico sul piombo nel corso del quale si sono confrontate realtà molto differenti tra loro - © Ciso

La nuova restrizione estende il divieto dei pallini di piombo alla caccia negli altri ambienti, prevedendo sette anni di transizione. L'8 ottobre il Parlamento europeo ha respinto due proposte di obiezione, confermando l'orientamento maturato nel corso della trattativa. Restano da completare l'adozione formale e la pubblicazione del regolamento, dalle quali dipenderà la decorrenza esatta del divieto, atteso indicativamente per la stagione venatoria 2033-2034.

Federcaccia e FACE hanno rivendicato risultati negoziali: il periodo transitorio è passato dai tre anni inizialmente prospettati a sette e i proiettili singoli sono stati esclusi dalla restrizione. È stato il miglior compromesso possibile, come hanno dichiarato? I numeri delle votazioni europee suggeriscono quanto fosse difficile ottenere di più. In questo contesto, le accuse di «tradimento» evocate dall'onorevole Fiocchi nei confronti della rappresentanza venatoria appaiono quantomeno discutibili se non stravaganti: le associazioni non disponevano del potere di bloccare il provvedimento e hanno scelto di negoziarne le condizioni.

Resta però una questione politica e culturale: la rappresentanza venatoria ha impiegato gli anni passati soltanto per contrastare il cambiamento oppure anche per preparare i cacciatori ad affrontarlo? Difendere gli "interessi" degli associati è legittimo. Ma la tradizione venatoria non coincide con l'impiego di un particolare metallo. Armi, munizioni, tecniche e regole della caccia sono cambiate continuamente. Confondere la tradizione con la consuetudine significa attribuire un valore culturale a ciò che è semplicemente diventato abituale.

La contraddizione delle cartucce a palla

Il piombo è un metallo tossico, privo di funzioni biologiche essenziali conosciute nell'organismo umano. Ridurne la dispersione nell'ambiente è dunque un obiettivo fondato su ragioni scientifiche, indipendentemente dalle controversie sulle modalità della restrizione (Piombo e caccia: impatti globali e sfide per una caccia sostenibile). L'esclusione dal regolamento dei proiettili singoli (per carabina e slug per fucile a canna liscia) presenta però contraddizioni evidenti. I frammenti delle palle convenzionali utilizzate nella caccia agli ungulati possono contaminare le carni destinate al consumo e costituire una fonte di esposizione per i rapaci necrofagi che si alimentano di carcasse e visceri. La deroga è ancora più sorprendente sul piano tecnologico. Proprio nelle munizioni per carabina le alternative senza piombo hanno raggiunto una notevole maturità: i proiettili atossici offrono, se correttamente scelti, prestazioni adeguate alle diverse forme di caccia, compresa la braccata (Proiettili per la caccia al cinghiale: come scegliere la palla giusta).

Il piombo è un metallo tossico, privo di funzioni biologiche essenziali conosciute nell'organismo umano. Ridurne la dispersione nell'ambiente è dunque un obiettivo fondato su ragioni scientifiche
Il piombo è un metallo tossico, privo di funzioni biologiche essenziali conosciute nell'organismo umano. Ridurne la dispersione nell'ambiente è dunque un obiettivo fondato su ragioni scientifiche - © Hunting Log

Nel compromesso europeo hanno pesato anche considerazioni industriali e strategiche, legate alla produzione di munizioni per la difesa. Sono interessi comprensibili, ma una motivazione geopolitica potrà sicuramente spiegare una deroga ma non eliminarne le conseguenze ambientali e sanitarie.

La transizione deve cominciare adesso

Sette anni non sono pochi, purché si trasformino in un programma di lavoro. L'industria deve smaltire i magazzini, adeguare produzione e distribuzione per evitare manovre speculative, contenere i costi e garantire un'offerta sufficientemente ampia. Le istituzioni devono chiarire le regole, mentre associazioni e operatori del settore devono investire nell'informazione e nella formazione. Gli stessi cacciatori hanno l'opportunità di consumare le scorte accumulate.

Per le armi a canna liscia, la sostituzione dei pallini richiede attenzione. L'acciaio è generalmente l'alternativa più accessibile (costituisce attualmente il 90% del mercato nazionale), ma ha densità inferiore e durezza superiore al piombo: occorre verificare la compatibilità delle armi, scegliere correttamente pallini, strozzature e distanze di tiro (leggi il nostro approfondimento Cartucce lead-free: istruzioni per l'uso con la canna liscia). Rame, bismuto e formulazioni a base di tungsteno offrono possibilità spesso superiori, ma sempre a costi maggiori.

La sala della Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia, dove si è svolto il convegno. Tra il pubblico, ambientalisti, cacciatori, studiosi e una folta rappresentanza delle Polizie locali della Regione
La sala della Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia, dove si è svolto il convegno. Tra il pubblico, ambientalisti, cacciatori, studiosi e una folta rappresentanza delle Polizie locali della Regione - © Hunting Log

Non esiste dunque l'atossico come categoria astratta. Esistono materiali, caricamenti e soluzioni da scegliere in funzione dell'arma e della situazione venatoria. Per alcuni cacciatori la transizione comporterà costi maggiori, soprattutto quando sarà necessario ricorrere a munizioni specialistiche. In determinate condizioni potrà richiedere anche una revisione delle distanze abituali di tiro e delle aspettative potenziali di carniere qualora si utilizzino combinazioni meno prestanti. Il cambiamento più significativo potrebbe essere proprio questo. Una caccia responsabile non si misura soltanto dalla possibilità di abbattere un selvatico, ma anche dalla capacità di farlo nelle condizioni che riducono il rischio di ferimento e di sofferenza evitabile.

La lezione americana

La sostituzione del piombo non è un esperimento senza precedenti. Prima ancora che in nord Europa, negli Stati Uniti le prime restrizioni per la caccia agli acquatici risalgono agli anni Settanta e nel 1991 entrò in vigore l'obbligo nazionale di utilizzare pallini non tossici per gli uccelli acquatici migratori.

Il cambiamento incontrò resistenze, soprattutto per i costi e i limiti delle prime cartucce d'acciaio, ma stimolò un processo di innovazione. Il calibro 12/89 supermagnum, commercializzato alla fine degli anni Ottanta, rappresenta uno degli esempi di adattamento tecnologico alla necessità di impiegare volumi maggiori di pallini, così come la progressiva introduzione di leghe alternative (quella bismuto-stagno viene presentata nel 1994, le varie a base tungsteno iniziarono a svilupparsi nel 1996). L'evoluzione dei caricamenti e delle armi favorì così la diffusione delle nuove munizioni.

Una responsabilità condivisa

La transizione non può essere scaricata sui singoli cacciatori. Le istituzioni devono stabilire regole coerenti, l'industria sviluppare prodotti efficaci e accessibili, la ricerca continuare a valutare gli effetti ambientali e le prestazioni delle alternative. Le associazioni, oltre a tutelare gli interessi dei propri iscritti, devono accompagnarne l'evoluzione culturale.

Un esempio di confronto possibile è arrivato il 23 ottobre a Reggio Emilia, durante un incontro organizzato nell'ambito della Settimana internazionale di prevenzione dell'avvelenamento da piombo, con la partecipazione di LIPU e URCA Gestione Fauna e Ambiente. Nell'articolo Piombo: il futuro della caccia passa dalla responsabilità ho scritto di un precedente evento sul tema cui ho partecipato come moderatore quest'anno.

Andrea Bassi, organizzatore insieme a Gloria Ramello del convegno, dialoga con Moreno Morganti, presidente URCA Gestione Fauna e Ambiente dell'Emilia-Romagna. URCA ha confermato di avere una visione realista e aperta al futuro
Andrea Bassi, organizzatore insieme a Gloria Ramello del convegno, dialoga con Moreno Morganti, presidente URCA Gestione Fauna e Ambiente dell'Emilia-Romagna. URCA ha confermato di avere una visione realista e aperta al futuro - © Hunting Log

Il presidente regionale di URCA Gestione Fauna e Ambiente Emilia-Romagna, Moreno Morganti, ha richiamato la necessità di superare le contrapposizioni ideologiche: ridurre la contaminazione significa tutelare la fauna, la salute dei consumatori e il valore alimentare della selvaggina. Un principio già tradotto in pratica dalla sezione URCA di Macerata, che con il CLS di Caccamo (MC) ha promosso una filiera delle carni di fauna selvatica basata sull'impiego di munizioni senza piombo ben descritta dalla relazione di Massimo Iuliano, presidente URCA della Regione Marche.

La transizione più difficile è quella culturale

Ho partecipato all'incontro nella doppia veste di cacciatore e comunicatore, due ruoli che trovano una sintesi nell'impostazione editoriale di Hunting Log. La nostra testata sostiene la transizione al "piombo zero", senza rinunciare a discuterne criticamente costi, difficoltà e contraddizioni.

L'indipendenza dell'informazione non implica l'equidistanza tra evidenze scientifiche e opinioni prive di fondamento. Rivendichiamo allora il valore di un giornalismo costruttivo, capace di mediare tra scienza, istituzioni, industria e mondo venatorio, rendendo accessibili conoscenze complesse e verificando le affermazioni in circolazione.

Il confronto è reso difficile dalla tendenza a cercare conferme alle proprie convinzioni piuttosto che metterle alla prova dei fatti. Sul piombo, questo atteggiamento alimenta posizioni contrapposte: da un lato chi considera ogni restrizione un attacco alla caccia, dall'altro chi ritiene che basti un divieto per risolvere il problema. Il compito di Hunting Log è contribuire a superare queste semplificazioni attraverso la verifica delle fonti, la divulgazione scientifica e un'informazione indipendente, capace di riportare il dibattito sul terreno degli argomenti anziché delle appartenenze.

La caccia ha una lunga storia perché ha saputo evolvere. Ciò che merita di essere custodito non è una consuetudine, ma il rapporto responsabile tra l'uomo, la fauna e l'ambiente.


Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.


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